martedì 17 dicembre 2013

Si Sta Come gli Studenti Fra i Banchi di Liceo

Ho sempre odiato, quando andavo a scuola, quei compagni che copiavano i compiti. Preferisco la mia tonnellata e mezzo di pessimi voti ottenuti con la mia svogliatezza nei confronti dello studio, piuttosto che l'idea di ricevere una valutazione positiva con l'imbroglio.

Nel lavoro, è lo stesso: preferisco far schifo con le mie forze, piuttosto che farmi bello con qualche scorciatoia.

Naturalmente, questo mio pensiero non è condiviso da tutti.
Prendiamo, per esempio, quello che sta capitando in questi giorni a Shia LaBoeuf, accusato di aver plagiato un fumetto indipendente nel suo ultimo cortometraggio.
Accuse peraltro ben difficili da respingere, dato che i dialoghi, per esempio, sono presi parola per parola. Le situazioni sono le stesse. I nomi no, quelli li ha cambiati.

Del resto, questo è il picco della carriera di LaBoeuf.
O lo sarebbe stato, se avessero fatto un film di Indiana Jones in cui Shia LaBoeuf fosse il figlio di Indy.


Su Twitter, la baby-star si giustifica (copincollo):
"Copying isn't particularly creative work. Being inspired by someone else's idea to produce something new and different IS creative work."
Traduco: "Copiare non è un lavoro particolarmente creativo. Essere ispirati dall'idea di qualcun altro per produrre qualcosa di nuovo e differente E' un lavoro creativo."

Frase che è peraltro un insulto bello e buono nei confronti di chi, tutti i giorni, si impegna per vivere del proprio lavoro creativo.
Niente da fare, si sta ancora come fra i banchi di liceo. Finché la prof non ti becca, vivi di rendita anche se sei privo di qualsivoglia talento. Quando ti becca, inventi una scusa fuori dal mondo, fai finta che ti dispiaccia (o no, a seconda) e ricominci. La prossima volta, li nasconderai meglio, tipo come faceva Clint Eastwood in Fuga da Alcatraz.

Tutti pensavamo che Indy stesse minacciando di suicidarsi per impedire a Mola Ram di realizzare i suoi folli piani.
Invece, gli avevano appena detto che Lucas e Spielberg avevano intenzione di fare il quarto Indiana Jones con le marmotte, gli alieni e Shia LaBoeuf.

lunedì 16 dicembre 2013

Food for Thought

Che cosa hanno in comune il meteorologo, il politico e lo scrittore?
Da tutti e tre ci si aspetta qualche cazzata, ma se ne dici troppe, non ti crede più nessuno.

 Dal 2008 promette la fine della crisi.
Ancora nulla.

   Da diciassette anni promette l'inizio dell'inverno.
Ancora nulla.

Anche lei diceva che sarebbe iniziato l'inverno.
Ancora nulla (maledetto caldo).
Ma chissene, almeno lei ha un bel paio di...

martedì 10 dicembre 2013

The Art of Social Zen-Fu

Ossia: come fare i fighi saggi zen finti nel mondo dei social media, spiegato in tre semplici mosse.

Ora scriverai diecimila cazzate, finché le dita non ti sanguineranno sulla tastiera.

Step 1) prendere due concetti a caso, per esempio "povero" e "diavolo"

Scrivi cazzata, cancella cazzata, Daniel-San.


Step 2) associarli uno di seguito all'altro e poi invertire l'ordine, per esempio "povero diavolo" e "diavolo povero"

Forte la cazzata scorre in te ed un potente alleato essa è.

Step 3) aggiungere in mezzo "è meglio di"

Non è necessario che il risultato sia di senso compiuto, per esempio "Essere un diavolo povero è meglio che essere un povero diavolo" non è sostanzialmente differente da "Essere un povero diavolo è meglio che essere un diavolo povero" (o, se è per questo, da "Trullalero trullallà"), una frase che alle menti più semplici apparirà come un saggio aforisma zen proferito dal riverito eremita di uno sperduto picco solitario in Cina, erede del sommo sapere di Confucio, Buddha e Goku.

giovedì 28 novembre 2013

Happy Thanksgiving, America!

28 Novembre, Giorno del Ringraziamento.
Le conseguenze furono internamenti, massacri, stupri, furti, espropriazione delle terre, distribuzione di coperte infette dal vaiolo, diffusione di bevande alcoliche.

Era una sera gelida. I Padri Pellegrini tremavano, accostati strettamente gli uni agli altri all'interno della grande chiesa di legno in cui tutto il villaggio si era riunito a pregare.
Il cibo era finito da giorni, la legna nuova era umida per le recenti nevicate e l'ultimo ciocco di quella vecchia era stato bruciato due sere prima.
Elias, canuto e venerabile, pregava ferventemente per tutta la sua congrega: Oh, Signore Onnipotente, senza un miracolo, i tuoi figli moriranno di fame e di freddo in questa Terra Promessa!
Sentì lo stomaco torcersi dolorosamente, pieno di neve masticata da ormai tre giorni.
Qualcuno tossì, in fondo. Un tosse cavernosa, cattiva. Persino all'interno dell'edificio, attorno alle bocche dei presenti si addensavano nuvolette di vapore bianco.
D'un tratto, la moglie di Jedediah Smith cacciò un urlo, terrorizzata, puntando l'indice tremebondo e violaceo fuori dalla finestra.
Nella notte ammantata di neve, le ombre di alcuni uomini si muovevano silenziose attraverso la densa bruma, grigie immagini silenziose come fantasmi.
Elias guidò la sua congrega all'esterno, come era suo dovere fare.
Nel nome del signore, chi siete voi che venite di notte senza annunciarvi?
Nessuna risposta.
Le sagome si avvicinarono, facendosi più nitide. I nuovi venuti indossavano alti copricapi fatti di piume e portavano qualcosa che, nella foschia, era difficile distinguere bene. Sembrava un grosso carico.
Possibile che... Elias era esitante, nell'immaginare la risposta alle sue preghiere. Sono solo stupidi selvaggi senzadio, eppure... Ci portano cibo? Vengono a salvarci?

Il capo dei selvaggi si fece avanti e mostrò ciò che portava.
Non era cibo.
Non era legna.

Era un M-60 con il colpo in canna.

Payback is a bitch!

martedì 19 novembre 2013

Man of Steel

Ovvero, Goyer, Nolan e Snyder assieme sono la peggior cosa che potesse capitare a Superman.
Onestamente, mi ero fatto tutta una lista di cose da tener presente circa il film, ma, alla fine dei conti, le ha già dette tutte lui, quindi cercherò di evitare di ripeterle.
In summa, Nolan e Goyer se ne escono fuori con una storia priva di senso, stupida e noiosa, lasciandola poi condire dall'inspienza delle immagini confuse e plasticose di Snyder.

Supes ha saputo che vogliono fare il seguito.
E' giustamente incazzato.
"Mo v'emparo io farmi fare 'ste figure di merda..."

Però, in tutto questo, ho due domande.
1) Come cavolo faccio a considerare il Generale Zod come una minaccia, quando il papà di Superman lo pesta al minuto 3 di film, senza poteri, senza addestramento e senza nemmeno fare un po' di fatica? Per non parlare del fatto che Zod scompare subito dopo e per un'intera ora di film non lo vediamo più. Quando ricompare, devo sforzarmi a ricordare chi minchia sia.

2) Ma Superman che uccide Zod per salvare la famiglia in pericolo, non è che mi giustifica tutto quello che ha fatto Zod fino a quel momento e tradisce l'essenza più basilare del personaggio di Superman?
Ferma un attimo, questa la so: sì.

Poi si può sorvolare su una trama noiosa e frammentaria dell'ennesima origin story. Si può quasi perdonare una Lois Lane che compare ovunque, senza giustificazione, anche se poco prima stava letteralmente dall'altra parte della città. Si può anche sorridere all'astronave kryptoniana che in realtà sembra un polpino di quelli buffi con gli occhioni tondosi che disegnano in Giappone. Si può far finta di dimenticare tutti i ridicoli simboli fallici che costellano ogni ambiente cryptoniano.
Però, alla fine ti ritrovi con un film senza un cattivo credibile e con il protagonista che alla fine tradisce sé stesso e tutto quello che ha significato per 75 anni.

mercoledì 13 novembre 2013

Balla, Bertuccia! Balla!

Avviso subito. Sto per parlare di nuovo dell'importanza di farsi pagare. E lo farò incazzato.
Sì, lo so, parlo sempre di questo, pigio sempre lo stesso stramaledetto tasto.
Ma è importante per tutti capire quanto questo punto sia fondamentale e, nel mio piccolo, con le mie dieci visite nei giorni in cui si muove tanta roba, voglio parlarne.
Per qualunque altro lavoro, essere pagati non è nemmeno da mettersi in discussione. Saltasse uno stipendio (anzi, quando saltano gli stipendi) finisce giustamente (è bene sottolinearlo) a schifìo.
Nel campo artistico (e, più particolarmente, per quanto mi riguarda, quello editoriale) esistono i gonzi... No, lasciatemi riformulare. Esistono i coglioni che accettano di lavorare non pagati.
Ovviamente, ne consegue che gli avvoltoi, i mangiacarogne e i profittatori sono ben grassi e pasciuti, perché loro guadagnano e, se avanza qualche briciola, nei casi in cui va bene, allora qualcuna la lanciano anche all'autore, che ha dato loro il ricco pasto.
Ma pochissimi si lamentano, mentre tanti accettano di non essere remunerati, o di farsi pagare in noccioline.
Chiariamo bene una cosa: non siamo fottute scimmie da circo che ballano per due cazzo di pistacchi e una banana.

C'erano tante scimmiette divertenti, in giro per la rete.
Ma qui non c'è nulla di divertente.
Se pubblichi senza farti pagare, sei una triste scimmia incatenata. E magari non te ne rendi nemmeno conto.


Siamo LAVORATORI. Se ci propongono di lavorare senza compenso, si va da un'altra parte.
"Eh, ma in Italia gli editori che pagano sono pochi!"
Lamentela del cazzo. Sono pochi? Vai da quei pochi. Non ci puoi/vuoi andare? Trovati dell'altro. Fai il cameriere, lo chaffeur, lo sturacessi, ma perdio, fatti pagare per il lavoro che svolgi.
"Sì, ma alcuni editori non è che siano disonesti. Proprio non ce la fanno, sono sull'orlo del fallimento."
Mi dispiace umanamente per loro, sinceramente e dal profondo del cuore: il fatto che l'editoria sia un campo svalutatissimo è un problema enorme e penoso. Ma qui si tratta di denaro e che l'editore in questione non  voglia o non possa pagarmi è soltanto una differenza accademica: alla fine della fiera, quello di cui ho bisogno per andare avanti è avere il mio compenso in tasca. Punto. Ogni altra considerazione è puramente accessoria. Non vuoi pagarmi? Tanti saluti e a mai più rivederci. Non puoi perché stai con l'acqua alla gola? Mi dispiace perché sei un bravo cristo, ma sono costretto a rivolgermi da un'altra parte. Risentiamoci quando sarai messo meglio.
E' brutto da dire, ma queste sono le regole del gioco.

Parlo spessissimo (io, che non sono nessuno) con persone che si dicono aspiranti autori. Alcuni di loro, con i quali ho avuto anche scambi interessanti, sono davvero intenzionati a capire se c'è spazio lavorativo. Altri, invece, non sono interessati ad altro che a vedere il loro lavoro su un qualche scaffale.
In questa foga della pubblicazione, si perde di vista tutto quello che è importante. Si accetta di lavorare gratis, di pubblicare su siti "free" (che in realtà fanno soldi sul tuo lavoro semplicemente grazie ai contatti ottenuti da quelli che vengono a leggere il tuo racconto, romanzo a puntate o salcazzo), si accetta perfino di pagare per pubblicare. Non ci si ferma a considerare che, in realtà, c'è chi sta ingrassando sul nostro lavoro senza riconoscerci un centesimo di quello che ci deve.

Ma non è tutto. Se tu lavori gratis, non danneggi solo te stesso, nel qual caso, allora chi se ne frega, la vita è tua. Danneggi tutti quelli che invece sono professionisti e artisti seri, che si dedicano anima e corpo a questo mestiere, che è soprattutto una passione e che si trovano a fare i conti con una concorrenza che non offre professionalità, ma prezzi stracciati (anzi, qui parliamo di costo zero).
A te, che fingi di essere un professionista, auguro di renderti conto di essere in realtà solo una scimmietta che fa le capriole per il divertimento altrui. Mentre a te, lurido profittatore, auguro semplicemente la fine di Elvis.
Solo e sul cesso.

Thank you! Thank you very much!

venerdì 18 ottobre 2013

Cut the Bullshit

Nel giro dei pare e dei forse, salta fuori questa notizia.
Buone notizie per Ron Perlman, a mio avviso uno degli attori più dotati del momento.
Ma la parte interessante è quella delle lettere tra Waits e Lynch, di cui qui riporto una traduzione (l'originale lo trovate nel link segnalato).

Caro David,
Mi chiamo Tom Waits. Spero che, in qualche modo, tu abbia sentito parlare di me, eh, eh. Sì, ehm, lo so, lo so. Mi sa che ricevi lettere così ogni giorno, ma permettimi di essere chiaro: non voglio brontolare, strisciare, ghiaia e polli e una vecchia '45 mentre un piatto fuori dalla finestra si riempe di pioggia. Stanno provando a fare un film di corvi neri stagliati contro un cielo basso di Novembre. Di certo mi farebbe piacere, davvero, se tu mettessi mano al timone e provassi a tirar fuori dalle rocce questa nave traballante che è il progetto, prima che gli spaventapasseri attacchino con i loro temperini e tatuaggi di clown piangenti. Ti pagherò cinque galloni di petrolio e un regalo di San Valentino inchiodato alla testa dell'ultimo avvocato che hai amato.
Tuo, in una veste da incubo,
T. Waits


Un delirio abbastanza confuso a cui David Lynch risponde con concisa efficacia:

Caro Tom,
Taglia le stronzate e dimmi quanto verrò pagato.
Cari saluti.
David

 Che è una risposta da imparare a memoria e mandarla ogni volta che ci verrà propinata una delle molte varianti di "Lo faresti gratis"?

giovedì 10 ottobre 2013

Finché Morte non ci Separi, per Due Interi Minuti

Prima di cominciare: SPOILER ALERT su The Avengers e Sons of Anarchy.
Che poi non voglio sentire piagnistei e comari che si strappano i capelli.

In una storia, se un personaggio muore, deve restare morto, a meno che non ci sia una valida ragione e, anche in quel caso, nove su dieci è una trovata del cavolo.
Sì, sto guardando proprio te, Phil Coulson, agente dello S.H.I.E.L.D.

Potevamo stare senza questo dolce faccino?
La risposta giusta non è "no".

Quando un personaggio muore, specialmente sacrificandosi per il bene comune, dovrebbe avere la decenza di restare morto, anziché tornare convenientemente in vita alla fine del film. O nella serie TV spin-off, che tanto lo sappiamo tutti che ti hanno semplicemente clonato.
Sto ancora guardando te, Phil, che tanto nessuno crede alla storia di Haiti.

Se poi è un personaggio insignificante, il cui unico gesto narrativamente rilevante è stato morire da babbeo contro il cattivo di turno, non vedo perché sia necessario disturbare il becchino per la riesumazione.

Abbiamo però detto che serve una valida ragione.
Non me ne viene in mente nessuna, ma mai e poi mai, per nessuna ragione al mondo, questa ragione deve essere "perché piace al pubblico".
Il pubblico s'attacca al... Tram.
E se un personaggio vi manca così tanto, riguardatevi gli episodi vecchi. Sempre meglio che violentare qualcosa che non ha più nulla da dire.

Un personaggio che si rispetti, certe cose le piglia da uomo.


lunedì 7 ottobre 2013

Carri e buoi.


Si chiama Bue e trascina un carro, che si chiama Carro. Il guidatore, come avrete già immaginato, si chiama Guidatore e ospita sul proprio Carro numerosi passeggeri ricchi, in viaggio per combinare affari e diventare ancora più ricchi.
Guidatore ha un sistema intelligente, per gestire Bue: gli racconta che è lui a decidere dove si va. E Bue, tutto contento, tira il Carro, pieno di ricchi con i loro ori.
Bue è un gran lavoratore, volenteroso, resistente. E' contento, perché, a fine giornata, Guidatore gli dà una generosa quantità di biada e lo tiene al coperto.
Poi, però, inizia a piovere.
E i ricchi si lamentano con Guidatore: deve trovare loro un riparo. E Guidatore, con i soldi della biada, compra un po' di legno dal falegname e si fa costruire una tettoia per riparare i ricchi.
Bue, sotto all'acqua, sopporta, perché crede che, alla fine delle sue fatiche, avrà la sua biada.

L'acqua continua a cadere e la strada si riempie di fango viscido e molle, in cui Bue affonda fino alle ginocchia. Il Carro si impantana e non riesce ad andare avanti. Guidatore chiede ai ricchi di scendere e spingere, per aiutare il carro a ripartire: sono uomini forti, con il loro aiuto sarà facile riprendere la strada.
Ma i ricchi non si vogliono bagnare e dicono a Guidatore: "I nostri vestiti sono troppo belli per poterli sporcare tutti in questo fango. Il tuo bue può tirare più di così. La frusta ce l'hai, no? Usala!"
E così, Guidatore frusta Bue, che tira e tira, mentre la frusta schiocca e sferza. Quando sulla schiena di Bue cominciano a comparire le prime striature di sangue, Carro esce dal pantano e si può finalmente riprendere la strada.

Ma la pioggia continua a cadere: avevano detto che si sarebbe fermata presto, ma invece quella continua, fredda e fitta, in goccioloni grossi e pesanti. Bue vede una taverna con una stalla bella calda e tira in quella direzione: è stanco, dopo tutto quel tirare, e vuole fermarsi.
Ma i ricchi hanno affari urgenti che li attendono in città e non possono fermarsi qui. Dicono a Guidatore: "Che fai, lasci decidere al tuo bue? La frusta ce l'hai, usala!"
E Guidatore frusta Bue, che è così costretto a riprendere la strada, sotto la pioggia, che cade indifferente.

Cammina, cammina, finché non si arriva al fiume in piena: il ponte non ha retto, è crollato.
Guidatore si volta verso i ricchi: "C'è un altro ponte più a valle, perderemo un po' di tempo, ma potremo attraversare il fiume senza bagnarci troppo."
Ma loro non ne vogliono sapere: "L'acqua non è così alta, fai bagnare un po' quel tuo bue e, se lui non vuole, dagli di frusta, che se no, che cosa ce l'hai a fare?"
E così, Guidatore frusta di nuovo Bue, che si lamenta: ormai ha la schiena insanguinata. Ma continua a tirare il carro, perché è il suo lavoro.

Giunto a metà del fiume, Bue non riesce più a tirare: il carro è pesante e la corrente forte.
Guidatore si rivolge allora ai ricchi: "Pesiamo troppo, il mio povero bue è stremato. Non ce la fa più, poverino! Dovrete lasciare qui una parte dei vostri ori, così che il carico sia più leggero."
Ma i ricchi ridono di gusto: "Sei ammattito? I nostri ori ci servono anche per pagare te. Frusta quel tuo bue pelandrone, fagli sentire chi è che comanda."
E ancora la frusta sferza e schiocca e Bue piange e tira, la schiena a pezzi. Trema per lo sforzo, con l'acqua alla gola, che gli entra in bocca e nel naso, ma tira e piange, Bue, con la schiena forte, finché il carro non raggiunge l'altra sponda.

Cammina e cammina, ecco la città: ci sono tetti e fuochi caldi
Il viaggio è finito.
Ma ecco che, messo il piede sull'acciottolato della piazza, il povero cuore di Bue cede, infine, dopo tanto patire. La brava bestia si accascia al suolo, con un ultimo sospiro.
"Il mio bue è morto" dice Guidatore, carico di tardivo rimorso.
"E che ci importa?", dicono i ricchi: "Noi, a destinazione, ci siamo arrivati, faremo affari e diventeremo ancora più ricchi!"

La morale è che possono dirti che sei tu a decidere da che parte andare, possono assicurarti che hai voce in capitolo, ma, alla fine della giornata, tu sei il Bue e loro hanno la frusta.


Tira, tira! Che siamo noi a decidere!

mercoledì 11 settembre 2013

Nine Eleven

Forse stiamo già dimenticando.







Dodici anni non sono e non possono essere un periodo così lungo.

lunedì 9 settembre 2013

Neil Gaiman the Wise

Anni, no, secoli fa (si parla del duemilatre o giù di lì), Neil Gaiman fu ospite di un forum tenutosi presso l'Università di Bologna. Io e Davide Costa, per andarlo a sentire, ci facemmo una bella tratta da quattro ore circa in treno (all'epoca non si aveva ancora la macchina - non che non fosse stata inventata, ma non l'avevamo fisicamente a disposizione).
L'evento fu molto interessante e mi ha lasciato un ricordo in particolare che, proprio in questi giorni, mi è tornato in mente quando ho letto, per l'ennesima volta, la tipica domanda che viene fatta a uno scrittore, stessa che fu fatta a Gaiman: "Ma tu, le idee, dove le trovi?"
Per lo più, viene data la risposta politicamente corretta.
Gaiman diede quella divertente: "Mi fate sempre questa domanda" disse "Non è che noi scrittori siamo strani cultisti che, calata la notte, indossano una cappa, si calano il cappuccio sugli occhi e, muniti di lanterna, scendono le scale di un vecchio passaggio segreto umido e ammuffito, in fondo al quale tengono scaffali con mille fiale allineate, ciascuna contenente un'idea. Le idee le prendo dal mondo che mi circonda, uscendo, osservando la gente e le cose che ho attorno."

Ed è divertente notare, quando si assiste di persona, ma anche nel "tono" delle risposte internettiane, quell'aria un po' delusa, come se l'interlocutore, aperta una valigia dal contenuto misterioso, vi avesse trovato null'altro che normalissimi abiti da viaggio.

mercoledì 4 settembre 2013

Nove Domande

Questa volta sarò meno verboso e mi limiterò a passarvi questo link, che ho trovato molto interessante.

mercoledì 21 agosto 2013

Sete di Sangue



Beviamo il loro sangue. E' la nostra droga, il nostro cibo e loro sono nello stesso tempo vittime e dei. Che cos'è un dio, se non l'entità da cui traiamo la forza vitale?
Una forza vitale sottratta contro la loro volontà, pagata a prezzo del loro odio. Gli dei sono capricciosi e cattivi per loro stessa natura e non donano volontariamente la vita alle creature inferiori. A noi, che siamo pertanto costretti a rubare in segretezza ogni singola goccia.
 Senza di loro, moriremmo. Avvizziremmo e strisceremmo per terra, come assetati vagabondi in un deserto. Senza il loro sangue vitale, non avremmo la forza di volare, potremmo solo arrancare malamente su queste membra fragili e malferme di cui la natura ci ha dotato.

E' per questo che ora io sono qui, sentendomi minuscolo in confronto a un dio che è titanico nella sua superiorità. Mentre il mio corpo maldestro comincia a tremare, mi rendo conto che solo in parte è dovuto al terrore folle che sto provando: è un dio, è onnipotente. Se lo volesse, potrebbe annientarmi senza un pensiero, senza un rimorso.
L'altra parte del mio tremito, la parte peggiore, è causata dalla percezione del suo sangue. Lo posso sentire anche da qui, da questa distanza enorme, mentre pulsa nelle sue vene immense, un battito assordante di mille tuoni, quieto e costante. Lo percepisco come un tossicodipendente in astinenza. Ogni mio senso è sopraffatto: esiste solo il sangue, il cibo. Il mio cibo.
Blasfemia.
Una parola sottovalutata e derisa solo da coloro i cui dei sono innocui concetti filosofici. Quando il tuo dio ha le dimensioni di un continente ed è fatto di carne e ossa, allora l'idea di commettere un atto di violenza contro di lui assume implicazioni del tutto differenti.
Se potessi, fuggirei lontano, ma sono un pazzo drogato. Se fossi sano di mente lo farei. Ma non posso, ora, nemmeno lo volessi. Il mio bisogno è grande e il suo sangue caldo è così invitante, una promessa di piaceri seducenti, di vita prolungata...
Mi avvicino.

Mettere piede sul corpo di un dio è un'esperienza strana e sconvolgente quanto la scoperta di un mondo nuovo e io posso sentire ogni suo movimento, come lo spostarsi di montagne immense. Il calore che emana da Lui, così da vicino, è enorme, mi investe in ondate quasi insopportabili. Ma sento il sangue, vicinissimo, a poca distanza da me. Sotto di me, scorre in decine di migliaia di fiumi in piena.
Ne sento l'odore, intossicante come un incenso. Ne sento il rumore, quel rimbombo cupo e regolare che mi avvolge e mi fa tremare, ricordandomi la nullità che sono al suo confronto.
Folle di terrore e desiderio, inizio la mia opera.
Si potrebbe pensare che spaccare la pelle di un dio sia difficile o addirittura impossibile.
Invece è facile, mi viene naturale.
Ecco, sento il tocco del sangue nel mio palato, rovente come un liquore, scende nella mia gola, mentre lo assorbo in grandi sorsi. Ne sento il sapore: è la cosa più dolce dell'universo. Ne bevo fino a saziarmi, sempre più euforico.
Il sapore.
Dolce, delizioso.
Bevo freneticamente. Ormai ho passato il bisogno. Bevo perché lo voglio.
Bevo perché mi piace.
Sto gustando il sangue di un dio.


SPLAT!
T'HO BECCATA, ZANZARA STRAFOTTUTA!

giovedì 25 luglio 2013

Cobie Smulders

Ehi, Cobie, sai che cosa mi è piaciuto di te in The Avengers?
La versatilità.





Però sei gnocca da tutti e quattro i lati, brava.

lunedì 15 luglio 2013

Progetto Jaeger - Italia

Ho parlato del film qui.
Ho preso in giro l'Italia, grazie al film, qui.

Ho appena trovato questo giocattolino.

Così ho inventato lui.

Girolamo, il salvatore della Repubblica Italiana.
Costruito nei cantieri di Sidney.
La testa è stata subappaltata ai Russi, che mettono la cabina di pilotaggio nel petto.
Il petto è stato delegato agli Statunitensi, che mettono la cabina di pilotaggio nella testa.

domenica 14 luglio 2013

[Pacific Rim] Del Toro I Love You

Anni fa, mentre si cominciava a parlare di fare il film Lo Hobbit, Guillermo del Toro avrebbe dovuto far parte del progetto. Accadde che Jackson tanto fece il bimbominchia, che Del Toro gli fece una pernacchia e si dedicò ad "altri progetti". Del Toro divenne il mio eroe.

Se il risultato è Pacific Rim, allora Del Toro è appena diventato il mio eroe per la seconda volta con una sola agile mossa.

E' bastata quest'immagine a volermi far vedere il film.
 
Vi avviso, potrei fare qualche SPOILER.

Pacific Rim è un film geniale. Hanno detto che è il film del secolo. Vero, verissimo. Ma è anche di più. Pacific Rim è un buffet di classe apparecchiato per quelli che, come me, come migliaia di altre persone, sono cresciute a pane e robottoni giganti. Sarebbe facile, ora, pensare che solo chi è cresciuto con i robot giganti possa apprezzarlo, ma non è così: è un film, secondo me, che ha tutte le carte in regola per appassionare chi non è cresciuto con questo genere. Ogni portata è una delizia per gli occhi e per il bambino che vive dentro di noi e, alla fine, ne vuoi ancora.
Non c'è antipasto: non si perde tempo a introdurre, a costruire i personaggi... Pacific Rim promette robottoni contro alieni giganti e quello serve, cucinato alla perfezione. Tutto quello che è superfluo viene eliminato.
Non si perdono i 40 nolaniani minuti di inutile costruzione psicologica del personaggio.
Non si perde tempo a costruire un'inutile tensione: il primo Kaiju si vede a 30 secondi dall'inizio del film.

1, 2, 30... Kaiju! E già la nutella sale...


Il film dura due ore e spiccioli, non tre e mezza, come sempre più registi acclamati vogliono abituarci. E sono due ore e spiccioli di adrenalina alla nutella.

La presenza dei Kaiju (mostroni) e dei Jaeger (robottoni) non è nemmeno esageratamente soffocante: c'è il giusto di ciascuno, abbastanza per esser sazio di massacro fra esseri alti cinquanta metri, ma non così tanto da fare indigestione.
La storia? Quel che basta: ci sono mostroni che vogliono distruggere l'umanità e le varie nazioni mandano i  robottoni a eliminarli.







I Jaeger.

Le scene d'azione sono bellissime, una gioia per gli occhi. Uno dei maggiori problemi da quando è stata introdotta la CGI e i registi hanno capito di poter far vedere letteralmente qualunque cosa, è che le scene d'azione sono diventate mediamente pasticci rapidissimi incomprensibili, o noie mortali al rallentatore.
Negli ultimi 15 anni di cinema, con la CGI si è giocato, come bambini con il giocattolo nuovo, senza però capirne i limiti.
Si pensi a Transformers: chi ricorda una (UNA) scena d'azione comprensibile? Io no.

Del Toro ci regala un gioiello dopo l'altro, senza mai risultare prolisso o ripetitivo nel mostrarci degli incontri di wrestling tra giganti di carne e metallo. Cannoni al plasma dalle braccia, missili dal petto, lame rotanti, spade a catena, c'è tutto e, quando questo non basta, si usano container come tirapugni e navi petroliere come mazze da baseball.

Quaranta piedi (dodici metri) d'acciaio. I robottoni li pigliano a MANCIATE per usarli come tirapugni. Gan it get cooler than this?

You can bet your ass it can!

I personaggi sono tratteggiati quanto basta a non fare da tappezzeria, ma non predominano mai come accade, prendo di nuovo come esempio, nel Trasnformers di Michael Bay (che evidentemente non ha chiaro che si andasse a vedere il film per Optimus, non per Shia LaBoeuf).

C'è lui, che ha perso il fratello in una battaglia contro i Kaiju, c'è lei, che ha perso la familia in un assalto dei Kaiju e c'è il comandante, figo e cazzuto. Ci sono persino i due scienziati con evidente sottotesto gay, che ricordano non poco Tahei e Matashichi (The Hidden Fortress, di Akira Kurosawa, 1958).

Basta, il resto è folla di contorno. Non abbiamo i cinquanta personaggi inutili di cui Nolan o Jackson ci hanno più volte rimpinzato fino al mal di pancia (e, se si guarda Dark Knight Rises, il mal di pancia è praticamente letterale).

Le scene degli attacchi alle città sono bellissime e mettono addosso una paura dannata, soprattutto grazie alle sirene d'allarme: saranno i racconti di guerra dei miei nonni ad avermi influenzato, ma quando sento una sirena antibombardamento, mi corre un brivido lungo la schiena.

Il tutto coronato da una colonna sonora perfetta.







E' un film di quelli che, fra qualche anno, chi dirà di non averlo visto al cinema dovrà vergognarsi. Agite di conseguenza.

mercoledì 10 luglio 2013

mercoledì 3 luglio 2013

martedì 2 luglio 2013

Hai autopubblicato?

Bra-vo! Bra-vo!

Per carità, autopubblicare è una decisione che ciascuno può prendere in tutta coscienza. Magari è un progetto in cui credi tantissimo, tantissimissimo, tanterrimissimo, così tanto da non poter accettare di non vederlo pubblicato su qualche scaffale.
Va bene, questo è un sentimento condivisibile.
E capita anche di aver ragione.
Ci sta anche il non volere che altri al di fuori di te ci guadagnino sopra.
Cavoli, ci sta persino il pure e semplice piacere personale di vedere il proprio libro su carta stampata.
Ma se la ragione per cui paghi per essere pubblicato è unicamente venirti a bullare di essere un "autore pubblicato", di vantarti perché hai "una carriera nell'editoria", allora, con rispetto parlando, sei un coglione.

domenica 30 giugno 2013

Mediterranean Rim



Pacific Rim, nelle sale a partire dall'11 Luglio prossimo, ci racconterà di come i robottoni giganti salveranno l'umanità dagli alieni altrettanto giganti che vengono dalla faglia del Pacifico.
Ma che cosa succederebbe con una faglia apertasi nel Mare Nostrum?
Un'equipe di scienziati si è riunita per scoprirlo.
Ecco i risultati.

2013, primo attacco dei Kaiju.
Nel 2034, il Parlamento Italiano riconosce la necessità di costruire robot giganti per contrastare la minaccia degli alieni mastodontici che stanno emergendo dal mare.
Nel 2035, la Camera boccia l'approvazione.
Nel 2036, si arriva a un accordo, ma crolla il governo, bloccando la procedura.
Nel 2037, un governo tecnico ridiscute tutto, approvando il progetto in via definitiva nel 2038.
Il progetto per il prototipo viene consegnato nel 2040, by Renzo Piano.
2041, viene commissionata la produzione del primo modello, costo previsto centodue miliardi di euro, affidata a un'associazione non meglio precisata con base a Forlì.
Nel 2046, il responsabile della Non Meglio Identificata S.p.A. fugge alle Canarie con i soldi dell'azienda. Progetto fermo.
Nel 2050, finalmente, un secondo governo tecnico approva in via eccezionale lo stanziamento di nuovi fondi, sotto la sorveglianza di una commissione europea.
Nel 2067, viene completato il primo alluce del robot. Per festeggiare, l'Alto Comando decide di lanciare un attacco preventivo contro gli alieni giganti. L'alluce viene polverizzato per sbaglio a causa di uno starnuto del pilota.
Il robot viene effettivamente completato nel 2102, a 89 anni di distanza dalla prima emergenza. E' alto la metà del previsto, il posto del pilota secondario è una sedia sdraio IKEA e gli manca il braccio sinistro. Le gambe sono state realizzate in molle Eminflex, vendute nel 2085 da Giorgio Mastrota.
Mandato il campione dell'Italiana Repubblica a combattere contro gli alieni, si scopre che erano tutti andati in pensione nel 2099. Per noia.

giovedì 27 giugno 2013

[Il Viaggio dell'Eroe] - Duel

Questo post di Davide Costa mi ha dato l'ispirazione per riprendere un esercizio che avevamo già fatto qui.
Guardando il film, infatti, i vari passi delineati da Vogler brillano cospicuamente.


PRIMO ATTO

- Mondo Ordinario: David Mann è in viaggio di lavoro. Una breve telefonata alla moglie basta a farci capire che è una persona mite, persino troppo arrendevole.

- Richiamo all'Avventura: Mann incontra sulla propria strada un camion che esala fumi mefitici. Per non respirarne troppi, lo sorpassa.

- Rifiuto del Richiamo: Mann si ferma in una stazione di servizio. Per lui la faccenda è dimenticata: l'ennesimo episodio spiacevole che capita a tutti.

- Incontro con il Mentore: in questo caso, la figura del Mentore è rappresentata dal gestore della stazione di servizio, che, controllando il cofano, si accorge che il radiatore di Mann ha qualche problema. Si offre di cambiarlo, ma Mann rifiuta. Questo è il momento in cui il Mentore fornisce un aiuto al protagonista, che in questo caso declina.

- Varco della Prima Soglia: avviene quando il camionista, che ha atteso che Mann finisse alla stazione di servizio, si lancia al suo inseguimento, a velocità folle. Qui, Mann prova una seconda volta a rifiutare il richiamo all'avventura, lasciandosi sorpassare, ma ormai il folle sconosciuto gliel'ha giurata: da qui alla fine, non ci fermeremo più.

SECONDO ATTO - comincia quando Mann, inseguito dal camion, finisce fuori strada davanti a un café.

- Prove, Alleati, Nemici: nel Café, l'unico alleato che Mann può trovare è la cameriera, che gli porta acqua e aspirina. Qualunque degli avventori può essere il misterioso camionista. Mann tenta di individuare il suo avversario e di fare pace, ma cade in errore e finisce per accapigliarsi con un cliente del café, pensando (erroneamente) che sia il suo persecutore.

- Avvicinamento alla Caverna più Recondita: Mann prosegue il suo viaggio, su una strada che pare non avere bivi. Incontra di nuovo la propria nemesi nei pressi di una galleria, dove si ferma per prestare soccorso a uno scuola bus in panne.


- Prova Centrale: a questo punto, fra i due è guerra aperta e Mann è costretto a una fuga perenne, senza riuscire a scrollarsi di dosso il suo persecutore, che tenta di ucciderlo più volte, vanificando ogni tentativo di chiamare aiuto.

- Ricompensa: il viaggio di David Mann è uno di sola andata nella paura. Se vogliamo, la sua "ricompensa" è proprio questo terrore schiacciante che, come vedremo, gli darà la forza di affrontare la resa dei conti.

TERZO ATTO - esasperato, Mann inforca gli occhiali da sole e accetta la sfida del suo nemico. Da qui in poi, o si vive, o si muore.

La Via del Ritorno: non una strada del ritorno nel vero senso della parola, ma ormai Mann, forte delle esperienze traumatiche accumulate nel corso della giornata, si lancia a testa bassa in questo confronto e dà il massimo per uscirne vincitore.

Resurrezione: il radiatore, durante l'ultimo inseguimento, cede, rischiando di segnare la fine per il povero David (che ha rifiutato l'aiuto "magico" del Mentore, se ricordiamo), che deve fare di tutto per impedire al camion di raggiungerlo: ormai non c'è più dubbio sulle intenzioni del folle camionista. Quando tutto sembra perduto e Mann è fermo, schiantatosi contro una roccia fuori strada, con il camion in arrivo come un ariete, il motore riparte, permettendo a Mann di schivare il colpo mortale. L'inseguimento procede su una strada senza uscita.

Ritorno con l'Elisir: Mann, sull'orlo di un precipizio, si gioca il tutto per tutto, lanciandosi contro il suo inseguitore, riuscendo a saltare fuori dal veicolo solo all'ultimo. Il camion prosegue invece la sua folle corsa, precipitando assieme al conducente. Mann, finalmente libero, può tornare a vivere.


Un grazie al buon Dave ci sta tutto, andatevi a leggere il suo blog, che è sempre molto bello e interessante.

lunedì 10 giugno 2013

Batman, sei nei guai

Il Joker ha scelto.
 
Now, back to work. Those pages ain't gonna write themselves.

sabato 8 giugno 2013

Superman, durante l'attesa

Superman è un personaggio che non mi è mai piaciuto esageratamente, forse perché è difficilissimo da gestire, narrativamente parlando.
E ora che non si può scorrere una pagina di Firefox (o Chrome - do per scontato che nessuno sia così pazzo da usare Explorer) senza vedere cose che parlino del film di Snyder di prossima uscita, mi trovo, volente o nolente, a riflettere su questo personaggio.

Art by Jim Lee

Dicevamo, quindi, che Superman non è certo nella mia top ten dei supereroi. Già il concetto di supereroe non è fra i miei preferiti: c'è qualcosa nel disporre di poteri o capacità straordinarie per poter affrontare lo straordinario che, ai miei occhi, toglie potenza alla parola eroe. Non è una questione derivante dalla lettura dei fumetti, bensì dalla mitologia.
Prendiamo per esempio il duello fra Achille, eroe acheo invulnerabile, ed Ettore, campione della città di Troia, normalissimo essere umano. Quando Achille, che è il "buono", dal punto di vista del narratore, sfida Ettore, lo fa sapendo benissimo di non correre alcun rischio. Non è un atto di coraggio, il suo. Ettore, invece, scende in battaglia ben sapendo di essere un uomo fra gli uomini e che la sua vita potrà finire in qualunque momento.
Ma sto divagando.
Diciamo che il concetto di supereroe non mi entusiasma eccessivamente, perché affrontare il generale Zod quando si è l'uomo più forte dell'Universo è certamente più facile che non se sei un John McClane qualunque, allo stesso modo in cui affrontare Darth Vader è più facile se sei Luke Skywalker che non un Han Solo qualunque. In sostanza, mi piace più il concetto di eroe che non quello di supereroe, perché è più proletario. Non sei l'eletto, non hai doni speciali, non sei "più ricco": sei solo un povero cristo qualunque che tenta di fare qualcosa che è più grande di lui.

Ma sto divagando di nuovo. Parlavamo di Superman. Non mi piace, non mi è simpatico e lo apprezzo addirittura meno di qualunque altro supereroe. Ma.
Eh sì, c'è un "ma" in questo discorso: c'è qualcosa, nella mitologia intrinseca di Superman, che, nel momento più disperato, quello in cui tutto è perduto e da lontano vedi arrivare in volo tutina blu & mantellino rosso svolazzante, ti fa sussultare, ti fa dire "siamo salvi", in una maniera che nessun altro supereroe riesce a eguagliare.
Solo per questo, io mi sento di rivalutare Superman.
Perché è la speranza.
Non a caso, è quanto detto in Birthright (DC Comics, 2003-2004, by Mark Waid).

Ma si sa, chi vive sperando...

giovedì 6 giugno 2013

Star Wars VII - The Retirement of the Jedi

Han Solo.
 
Il nonno di Han Solo.

Evidentemente l'effetto Eritreo Cazzulati in Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull (che non esiste) ha funzionato talmente bene, che Star Wars ha pensato "Wow, I must get a piece of that!"

martedì 21 maggio 2013

Prometheus

Agli albori di questo film, qualcuno deve aver pensato che:

FADE IN:

CASCATE DEL NIAGARA - GIORNO

L'astronave di Independence Day sorvola un paesaggio roccioso, primordiale e selvaggio. Una figura travestita da Jedi si avvicina al bordo delle cascate. Quando abbassa il cappuccio, scopriamo che è ARNOLD SCHWARZENEGGER, albino e pelato come una palla da biliardo. Arnold si spoglia nudo, in tutta la sua maestosa muscolosità, quindi si beve un caffettino pronto della Nestlé, che però è fatto d'acido e lo scioglie dall'interno, facendolo precipitare moribondo nelle profondità della cascata.

fosse una buona scena iniziale.

Esatto: un alieno nudo che si fa il caffettino del buongiorno è sembrato una grande idea per il prequel di Alien.
Pensandoci, lo sarebbe stato, se almeno fosse stato davvero così.

La prossima volta, un decaffeinato grazie.

La storia, in breve: due scienziati, dopo aver visto qualche episodio di Voyager, decidono di verificare le teorie di Giacobbo su Nibiru e affittano un'astronave per esplorare un altro pianeta in cerca delle loro risposte.
Vediamo la premessa: questi scienziati trovano alcuni pittogrammi molto simili risalenti a epoche differenti. Ne deducono che, ovviamente, questo significa che la razza umana è stata bio-ingegnerizzata dagli alieni.
In un attimo di lucidità freudiana, gli autori autocriticano questa premessa idiota per mezzo dei personaggi secondari, che vedono subito la falla nel ragionamento: "Trovi due pittogrammi uguali e la conseguenza che ne trai è di sputare in faccia a trecento anni di evoluzionismo in una riscoperta post-mortem del creazionismo? Spero che ti abbiano rimborsato i soldi spesi per la laurea."
Davvero, la trama di questo film è l'episodio medio di Voyager, Mistero o altre cialtronate simili.

E per quanto riguarda lo scopo del viaggio? E' semplice: trovare risposte.

Registrazione di una conversazione in pre-produzione:

"Capo, va bene, lo scopo è trovare risposte. Ma a quale domanda?"
"Eh, a quella."
"Quale?"
"Ma sì, quella lì, quella che si fanno tutti."
"Perché sto a sentire i suoi vaneggiamenti?"
"No, quell'altra."
"Chi me l'ha fatto fare?"
"Insomma, chi è che comanda qui? Io o tu?"
"Non mi sembra una gran domanda. Le motivazioni dei personaggi sono deboli."
"Forse hai ragione. Gli scienziati che cercano di dischiudere i grandi misteri del cosmo e della vita è un argomento troppo complesso per quei poveri dementi che guarderanno il film... Ecco, ci sono! Mettiamoci dentro un vecchio bavoso che ha paura di morire e facciamo che ha organizzato tutto per diventare immortale!"
"Capo, si rende conto che la creature che chiede più tempo al creatore è la stessa identica trama di Blade Runner?"
"E che ti frega? Sarò libero di plagiare la roba che ho fatto io?"
"Ha perfettamente ragione, ma non le sembra il caso di cercare di fare qualcosa di originale?"

Il resto della registrazione è una continua, scrosciante, sonora risata.

Prometheus è un film senza capo né coda, senza trama, senza personaggi degni di questo nome, interamente composto da inquadrature che vogliono a tutti i costi essere fighe.

venerdì 19 aprile 2013

[Star Wars] - Wedge, Comparsa Esemplare

Se ricordate, qui e qui avevamo già parlato di comportamenti per la sicurezza delle comparse nei film horror.
Ieri, scrivendo dei ponti cascati nella galassia di Guerre Stellari, ho realizzato che Wedge è una di quelle comparse che riescono effettivamente a sopravvivere non solo al primo film, ma a fare pure carriera, arrivando persino al grado di comandante (in seconda eh, non esageriamo) dei caccia durante l'assalto finale alla seconda Morte Nera.

Questo non è un vero Demotivational, anche se finge di esserlo, 
ma spiega bene le mete raggiunte da una comparsa
con un minimo di sale in zucca.


Wedge, sostanzialmente, esiste nel primo film per fare lo scettico, dichiarando l'impossibilità di un assalto alla Morte Nera e, poveretto, veterano di cento battaglie, deve pure sopportare il nuovo arrivato, zero ore di volo su un caccia da combattimento, che si vanta di come, per ischerzo, pigliasse a fucilate i topi giganti a casa sua, quando non aveva da zappare la terra per conto dello zio.
Insomma, Wedge è un bravo cristo. Verrebbe a tutti di rispondere a Luke di stare zitto, che da quando ha messo piede per la prima volta in vita sua in un vero spazioporto non ha fatto altro che mettere in discussione tutti quelli che hanno più esperienza di lui.
Ma Wedge è una comparsa, lo sa, ed evita di ribattere all'arroganza con l'arroganza: lo lascia dire. E con questo semplice gesto, evita di essere fritto vivo come il comandante di squadriglia che, ligio al proprio dovere, esprime i propri dubbi sull'effettiva capacità di Luke Skywalker (ricordiamo: zero ore di volo su un caccia da combattimento) di essere in qualche modo non dico utile, ma per lo meno non d'intralcio ai piloti veterani che hanno sostenuto centinaia di ore di addestramento, lassù nello spazio, con un intero planetoide coperto di contraerea che ti spara addosso, mentre i caccia nemici si divertono a fare il tiro al bersaglio.
Insomma, ti stiamo affidando non solo un mezzo da combattimento del valore di svariate milionate di crediti, ma anche, come dire, le nostre vite, nonché il destino dell'Alleanza Ribelle, ultima speranza di libertà e benessere per tutta la galassia. Siamo sicuri che tu sappia il fatto tuo?
Il comandante esprime i suoi legittimi dubbi e crepa, Wedge invece tace e riesce ad applaudire alla fine del film.

Ma questo non basta, da solo. Wedge è un ragazzotto sveglio. Rimasti in pochi, i ribelli si affidano a Luke per l'attacco finale. Wedge e Biggs (già destinato a un brutale ponte in caduta libera) gli coprono le spalle. E' il momento più rischioso per una comparsa e Wedge lo sa. Biggs, invece, appare meno consapevole: evidentemente, non si è informato bene.
Wedge, per lo meno, un piccolo favore se l'è guadagnato, comportandosi a dovere: quando arrivano i caccia imperiali, a sparargli addosso non è Darth Vader, che finora non ha mai sbagliato un colpo, bensì un pilota a caso, un'altra comparsa. Lo scarsone imperiale (forse per solidarietà tra comparse) colpisce Wedge di striscio. Quest'ultimo, intelligentemente, capisce al volo e dichiara "Sono colpito, non posso fare più niente qui!"

Ciò detto, si sgancia, cantando allegramente "Con un Deca" degli ottottotrè (come ci insegna Leo Ortolani), lasciando Biggs solo come un pirla, proprio quando tocca a Darth Vader sparare. Biggs, poveretto, dovrebbe fare come Wedge e ritirarsi in buon ordine, ma non può lasciare da solo il caro amico Luke, così tenta la sua ultima carta disperata: Wedge non è che puoi tornare indietro a darmi una mano?
No, non può: avete mai visto una comparsa far fuori uno dei villain principali? Nemmeno Wedge.
"Aiuto, Wedge! Dove sei? Qui finisco male!"
"Biggs? Non ti sento."
"Come non mi senti? Che scusa è questa, mi hai appena risposto."
"Dev'esserci un'interferenza radio."
"Un'interferenza? Ma quando mai, è tutta la battaglia che parliamo senza problemi, mica stiamo chattando su skype! E poi, ora mi stai sentendo perfettamente."
"Si vede che ti sento male solo quando mi chiedi di far cazzate."

E così, Biggs uscì di scena, mentre Wedge vi rimase. Han toglie di mezzo Darth Vader (momentaneamente), Luke distrugge la Morte Nera e tutti (i superstiti) vissero per sempre felici e contenti, fino al film successivo.

Biggs chiede disperatamente aiuto e Wedge,
zitto zitto, cacchio cacchio, fa finta di nulla.
Così si fa.

Wedge Antilles è diventato un veterano delle comparse e non a caso. Scegli di non diventare un Biggs qualunque! Seguendo poche norme basilari, anche tu puoi diventare come Wedge.
Tieni basso profilo, non mettere in dubbio il protagonista, quando il gioco si fa duro scappa e, soprattutto, quando ti chiedono aiuto contro il cattivo, fottitene allegramente.

E chi ha detto che le magliette sono solo per i protagonisti?

giovedì 18 aprile 2013

[Star Wars] - Beware the Bridge

Sin dall'acquisizione del franchise da parte di Disney, si fa un gran parlare di Star Wars e di come riceveremo un nuovo episodio all'anno, a partire dal 2015, fino al 2020 (una trilogia, più tre film indipendenti). Non dirò qui se quest'operazione mi entusiasmi come un nerd dalle manine pacioccose impestate di nutella, oppure mi faccia immaginare una vacca smagrita a cui sarebbe meglio sparare un proiettile in testa, per pietà.

No, oggi voglio parlarvi di un luogo comune narrativo (se volete smarrirvi per un paio d'orette di infruttuosa informazione, seguite il link nella tana del bianconiglio): let's drop a bridge on him.

Letterealmente, dunque, stiamo prendendo un personaggio di qualche storia e lo uccidiamo facendogli cadere un ponte addosso. Succede quando la morte del detto personaggio è talmente improvvisa da risultare assurda e anticlimatica.
Di esempi ne potete trovare a bizzeffe nell'articolo linkato (ovviamente, spoiler alert).
Io voglio parlarvi dei ponti che cadono nella galassia lontana lontana....

Pensiamo al primo film, insomma, il quarto... Sì, quello del '77. Luke arriva alla base dei ribelli e qui ritrova il suo vecchio compagno di scorribande Biggs (all'epoca, la cosa si poteva dedurre solo prestando attenzione al fatto che uno degli amici nominati fuggevolmente da Luke all'inizio e uno dei piloti dell'attacco alla Morte Nera hanno lo stesso nome; la faccenda fu messa in chiaro con una scena aggiunta nella Gold Edition del '97).
Biggs, il migliore amico di Luke. Wow, chissà quante ne combineranno, ora che sono riuniti.
Ma Biggs muore durante l'attacco della Morte Nera.

Biggs, che i baffi siano con te.

Non in maniera anticlimatica di per sé: sono attimi tesissimi, nel film. La considero una morte anticlimatica nel senso che, dato il rapporto tra i due, in quel momento non conosciamo ancora Biggs abbastanza da farci soffrire per la sua morte. Un ponte gli è cascato in testa prima che potessimo apprezzarlo.
Peccato.

Brokeback Galaxy.

Passiamo oltre.
I leader strategici della ribellione, finito il primo film, non si vedono mai più. Nel secondo vedremo altri comandanti e uno può pensare che sia logico: mica ci saranno stati solo quei quattro vecchietti in croce. E d'accordo, ma allora uno si aspetta almeno di vederli presenti al summit "pan-ribellico" per pianificare l'attacco alla seconda Morte Nera. Ma nulla: sono scomparsi nei meandri del dimenticatoio.
Qui, il ponte è caduto senza che nessuno se ne accorgesse.

E Boba Fett? Accidenti, questo è un duro: ha scoperto il trucchetto di Han nel secondo film, lo ha fatto catturare e lo ha consegnato a Jabba. Tiene persino a bada Luke novello jedi. Mica è uno qualunque. Divenuto personaggio iconico, come muore? Colpito alle spalle per sbaglio da uno Han Solo accecato, che nemmeno si accorge di quel che fa. Ow, this bridge hurts.
Sì, i fanatici dell'Expanded Universe faranno senza dubbio notare che nei fumetti Boba Fett è in realtà sopravvissuto, ma no: il film ci rende edotti della sua dipartita con un bel rutto del mostro che lo ingoia, con un anticipo ad hoc di circa un migliaio di anni (sic).

Un duro galattico. Si fa fregare per caso.

Qui continuano a piovere ponti. Uno, per esempio, colpisce Darth Maul, in Episodio I. Fra le icone del film, questo ammazza-jedi è un altro duro per davvero. Tiene testa a due jedi, ne ammazza uno, arriva sul punto di far secco anche l'altro, ma improvvisamente si lascia sorprendere da un salto platealmente appariscente e finisce tagliato a metà. Addio Darth Maul, (non) ci mancherai. Del resto, manco ti abbiamo conosciuto.

E occhio, perché, da qui in poi, grandinano ponti.


Jango Fett, padre-clone di Boba, è un cacciatore di taglie che non solo sta dietro a ogni intrigo galattico presentato nel film, ma mette in difficoltà due del calibro di Obi-Wan Kenobi e Mace Windu. Diamine, questo fa fuori anche un jedi senza sprecare fiato! Muore in un duello particolarmente anticlimatico, unicamente per il fatto che il suo jetpack è malfunzionante dopo essere stato calpestato da un rinoceronte spaziale da sei tonnellate o suppergiù.

Per la serie "foto promozionali imbarazzanti"...

Episodio II ci regala poi numerosi jedi carismatici: li vediamo farsi beffe di centinaia di droidi da guerra e dei loro alleati zanzaroidi nell'arena di Geonosis.
Un sacco di questi verranno poi uccisi in maniera poco cerimoniosa nel terzo episodio della saga, in particolar modo i tre che accompagnano Mace Windu ad arrestare Palpatine, scopertosi essere il Signore oscuro dei Sith che tutti stavano cercando, ma che misteriosamente nessuno trovava. Ciac! Ciac! Ciac! Tre ponti al tavolo sette!
Uno si sarebbe aspettato qualcosa di più... Spettacolare, no? Stiamo parlando dell'Imperatore. Mica ci andranno i primi quattro pirla capitati sottomano a Mace Windu ad arrestarlo, giusto? Sbagliato. Uno muore guardando dall'altra parte per non si sa bene quale arcano motivo, il secondo lo segue a ruota perché stava inspiegabilmente tra i coglioni e il terzo para un colpo. Uno. Poi muore.

Alla fine, in una galassia piena di jedi, sith, contrabbandieri, incrociatori stellari, mafiosi lumacoidi bavosi e purulenti, rancor incazzosi e lumache spaziali, la cosa più pericolosa in assoluto sono i ponti.

Mi raccomando... State saldi, che mi pare di veder arrivare un ponte...


DISCLAIMER: io sono un fan di Star Wars da tutta la mia vita. Non fatevi ingannare.

lunedì 8 aprile 2013

Autori che odiano l'editoria (a pagamento)

Di editoria a pagamento ne ho già parlato diverse volte.
Grazie al blog di Scrittori in Causa, sono venuto a conoscenza di questo interessante post, di cui condivido ogni singola risposta.

La pubblicazione non si compra un tanto al chilo. Va guadagnata con impegno, fatica e con l'umiltà di rendersi conto che quello che si scrive fa cagare.


Questo è un hot dog e si compra...

... Mentre un posto in libreria va meritato.
free counters