mercoledì 28 marzo 2012

Il Viaggio dell'Eroe di Chris Vogler

Non starò a parlare troppo a lungo di questo libro. Chi l'ha letto, saprà di cosa parlo. Chi non l'ha letto, farebbe comunque meglio a farlo.


 Luke Skywalker, eroe di Star Wars.
Non a caso, uno dei modelli più frequentemente citati da Vogler.

Uno degli esercizi più utili che mi siano mai stati consigliati è quello di prendere un'opera e applicare a essa i principi elencati da Vogler, imparando così non solo a riconoscerli, ma anche a utilizzarli nel contesto appropriato. Una sorta di reverse-engineering, per intenderci.

Vogler suddivide le opere nei seguenti "passaggi":

PRIMO ATTO
  1. Mondo Ordinario - è il mondo della non-avventura in cui si trova l'eroe all'inizio e, generalmente, è minacciato o comporta una minaccia per l'eroe (non necessariamente fisica).
  2. Richiamo all'Avventura - il momento in cui il mondo "straordinario" si affaccia sull'ordinario: è il ritrovamento di un oggetto, l'arrivo di una persona, un cambiamento catastrofico.
  3. Rifiuto del Richiamo - l'Eroe ha paura o, per qualche ragione, non vuole intraprendere l'avventura: ha bisogno di un richiamo particolarmente forte, per abbandonare la sicurezza del mondo ordinario e avventurarsi nell'ignoto.
  4. Mentore: è la guida, il personaggio che ha già conosciuto il mondo dell'ignoto e che quindi può indirizzare i passi dell'Eroe.
  5. Prima Soglia: è il primo passo nel mondo dell'avventura. Tutto è strano e confuso, l'Eroe, che è agli inizi del suo viaggio, ne è spaventato.
SECONDO ATTO
  1. Prove, Alleati, Nemici: entrano in scena gli amici, che aiutano l'Eroe nel suo viaggio. Il loro legame sarà cementato dalle prove che dovranno superare assieme, spesso poste sul loro cammino dai Nemici.
  2. Avvicinamento alla Caverna più Recondita: è il momento in cui l'Eroe affronta tutte le sue più oscure paure. Questo è il centro del mondo straordinario, in cui i misteri si infittiscono.
  3. Prova Centrale: è la prova più difficile del viaggio, quella in cui l'Eroe rischierà di morire e dalla quale ne uscirà per sempre cambiato, in un modo o nell'altro.
  4. Ricompensa: la prova centrale ha insegnato qualcosa all'Eroe, gli ha illuminato il cammino, ha svelato l'ultimo segreto lasciato dal Mentore e ora l'eroe è completo. E' il momento della Rivelazione.
  5. La Via del Ritorno: forte delle lezioni apprese, l'Eroe, ormai maturo, intraprende il viaggio finale.
TERZO ATTO
  1. Resurrezione: in maniera simile alla prova centrale, questa è una nuova morte con resurrezione dell'Eroe, ma diversa. Questa volta la morte non è un'ordalia, ma una purificazione. L'Eroe sa che cosa sta affrontando, perché l'ha già fronteggiato prima. Ora è in grado di camminare a testa alta nel pericolo.
  2. Ritorno con l'Elisir: è la conclusione del viaggio. Superate tutte le prove, l'Eroe conclude il suo viaggio con la risoluzione al conflitto iniziale, quello che minacciava lui o il suo mondo ordinario.
Ecco, questo è quanto dice Vogler.
Ultimamente, ho applicato l'esercizio (lo trovo ancora utilissimo, non solo come esercizio sul banco di prova dei corsi, ma anche una sorta di continua verifica personale, dato che l'apprendimento dell'autore non finisce mai) al film Pixar Up. E, pur cambiando l'ordine di alcuni degli elementi (è Vogler stesso ad avvisare che la struttura non è scolpita nella roccia), i risultati sono davvero sorprendenti.

La locandina di Up.


PRIMO ATTO
  1. Mentore - In Up, il mentore viene presentato prima di tutto il resto. E' Ellie, la moglie di Carl. Il suo lascito, l'ultimo segreto che dovrà essere dischiuso, è il suo album delle avventure. Ellie, nel corso della storia, "vivrà" nell'immagine del suo ritratto, appeso nella casa e la casa stessa diventerà il suo simulacro nella storia.
  2. Richiamo all'Avventura - Il primo Richiamo è il momento in cui, nella storia della vita assieme a Ellie, il carretto dei palloncini di Carl comincia a prendere il volo, come poi farà la casa.
  3. Rifiuto del Richiamo - Carl, agitato, afferra il carretto che sta volando via e lo trascina a terra: non è pronto per l'avventura.
  4. Mondo Ordinario - Il mondo Ordinario viene presentato dopo la morte di Ellie: tutto, attorno alla casetta dove Carl ha vissuto con la moglie, sta cambiando. C'è chi vuole espropriargli la casa e mandarlo in una casa di riposo. La minaccia è la morte.
  5. Alleati - Il primo alleato è Russel, il ragazzino in cerca dell'attenzione e dell'affetto paterno.
  6. Prima Soglia - La prima soglia è la tempesta. Con la casa già in volo, Carl e Russel incappano in una tempesta, che sconvolge il piano di Carl, terrorizzandolo e trascinandolo via assieme alla casa.
SECONDO ATTO
  1. Prove, Alleati, Nemici - la prima prova, quella che cementa l'alleanza fra Carl e Russel, avviene al loro arrivo a destinazione. Prima ancora di sapere di essere nel punto giusto, i due vengono sbalzati fuori dalla casa e verrebbero trascinati nel baratro se non si alleassero, riuscendo a frenare la folle corsa verso la morte. Arrivano altri alleati: Kevin, il favoloso uccello (che rappresenterà anche l'oggetto del desiderio del Nemico) e Doug, il cane parlante e tontolone. Anche loro hanno i propri obbiettivi: Kevin è una madre che deve portare il cibo ai suoi piccoli, mentre Doug è un fallito in cerca dell'approvazione di un padrone e dei suoi pari. E' un fuoricasta. I nemici sono gli altri cani, che danno la caccia a Kevin. Loro appartengono a Charles Muntz, eroe d'infanzia di Carl ed Ellie, il quale, screditato, è caduto preda dell'ossessione di ritrovare Kevin per riabilitarsi agli occhi della comunità che lo ha deriso. Lui rappresenta i sogni di Carl ed Ellie, ma pervertiti e corrotti dal trascorrere impietoso del tempo. L'infanzia è passata e i suoi eroi sono morti con essa.
  2. Avvicinamento alla Caverna più Recondita - Letteralmente: Charles Muntz ospita, prima che la sua follia sia rivelata, Carl e Russel nella caverna in cui è ancorato il suo enorme dirigibile-simulacro. Questo è il centro stesso del suo potere e i nostri eroi sono attorniati dai cani arcifedeli all'esploratore pazzo.
  3. Prova Centrale - Rivelata la follia di Muntz, Carl e Russel devono scappare per salvarsi la vita e ci riescono solo grazie all'aiuto dei loro alleati: Doug e Kevin. La casa viene danneggiata e rischia di essere bruciata dal folle Muntz, che prende prigioniera Kevin e fa rotta per la civiltà. Carl, sconvolto, riesce a salvare la casa, ultima memoria di sua moglie, ma ormai troppi palloncini sono scoppiati e la casa atterra, pesante: è arrivata nel punto in cui voleva depositarla Carl, ma non si muoverà più. Russel, deluso da Carl, che ha sacrificato Kevin per salvare la casa, getta a terra le sue mostrine di Giovane Esploratore, decretando la fine delle sue vecchie ambizioni. Questo è il momento della morte. La casa non volerà più e Russel non cerca più l'affetto paterno: è cresciuto, la sua infanzia è finita.
  4. Ricompensa - Affranto, Carl riordina casa sua e legge il libro delle avventure di Ellie. Ed ecco l'ultimo segreto: c'è una parte di libro che Carl non ha mai letto, perché l'ha sempre creduta vuota. Non ha mai nemmeno controllato se fosse davvero così. E ora, ecco che arriva l'ultimo insegnamento di Ellie: la parte è stata riempita non con le foto delle avventure che sognava da bambina, ma con quelle della vita felice vissuta con Carl. Lei è stata capace di abbandonare gli infantili sogni d'avventura, mentre Carl, che si è avvinghiato a essi, li ha visti traformati nell'orrido, folle Muntz.
  5. La Via del Ritorno - Russel decide di andare a salvare Kevin e si mette sulle tracce di Muntz, abbandonando Carl alla sua casa che non può più volare.
Il folle esploratore, Charles Muntz.

TERZO ATTO
  1. Resurrezione - E' il tempo della seconda morte e resurrezione: Carl scopre che, alleggerendo la casa, può farla tornare a volare. E si libera di tutto l'arredamente, tutti i ricordi che l'avevano tenuto ancorato alla vecchia vita. Questa è la purificazione finale: la casa decolla di nuovo ed è di nuovo "viva", in aria, così da permettere a Carl di salvare Kevin e Russel. Muntz viene ucciso dalla sua stessa folle avidità.
  2. Ritorno con l'Elisir - Carl e Russel consegnano Kevin ai suoi cuccioli e tornano alla civiltà con il dirigibile di Muntz (esaudendo così il desiderio d'infanzia di Carl, che giocava a essere Muntz sul suo dirigibile). Russel viene premiato per le sue azioni come Giovane Esploratore, ma il padre ancora una volta lo delude. La cosa però non ha importanza, perché è Carl a rivestire quel ruolo. Grazie al loro rapporto, la famiglia è salva.

mercoledì 21 marzo 2012

"Coraggio, fatti ammazzare!"

Sì, questa è probabilmente una delle frasi più famose del cinema, così conosciuta da venir ripresa e citata ancora oggi, a quasi 30 anni di distanza. Clint Eastwood, che con la sua grinta da duro punta, senza batter ciglio, una 44 Magnum alla testa del rapinatore e lo sfida a farsi ammazzare è un'immagine che definirei potentemente iconica.
Un momento immortalato, sì, dall'attore e dalla sua granitica espressività, ma soprattutto da una frase eccezionalmente d'effetto.

Che ci crediate o no, la frase in italiano è decisamente diversa dall'originale.
La prova? Guardate qui:



Ecco, questo è quello che considero un eccellente lavoro di adattamento.
La frase originale "Go ahead, make my day", è praticamente impossibile da tradurre senza perderne lo "spirito". Una traduzione letterale non sarebbe abbastanza "badass" da rendere pienamente l'effetto.
E qui interviene la capacità del buon traduttore di inventare qualcosa che non si allontani troppo dal senso generico originale e che comunque sia memorabile e renda la stessa idea.

martedì 20 marzo 2012

Editoria facile - Take 2: editor o non editor?

Prendendo spunto dal mio ultimo post, vorrei elencare alcune motivazioni per cui un autore potrebbe voler ricorrere a un editor, prima di proporre i suoi lavori, così come vorrei alcuni motivi per cui potrebbe non voler usufruire di tale servigio.
Cercherò di essere breve, ma voglio prima fare una precisazione: in nessun modo desidero proporvi il mio pensiero come una Verità calata dall'alto dei cieli. Quanto vi dico è un'opinione mia persone e probabilmente professionisti più esperti di me avrebbero tonnellate di cose da correggere o aggiungere.

  • Editor sì: sono inesperto, conosco la teoria, ma mi serve l'opinione di un professionista per correggermi e migliorarmi. Si può fare. Spesso i corsi di scrittura creativa sono difficili da reperire e le dritte di un professionista sono inestimabili. Postilla: è una soluzione di riserva, se conoscete qualche autore esperto, in questa fase è anche meglio.
  • Editor sì: ho terminato di scrivere la mia opera, sono ricco sfondato e decido di autopubblicarla, ma ho bisogno della supervisione di un esperto. Sì. I soldi son tuoi, li puoi buttare come ti pare.
  • Editor sì: la mia opera è completa, è stata approvata da un editore ed è diretta verso la pubblicazione. Sì. In questo caso il ricorso all'editor professionista non solo è giustificato, ma è anche normale prassi, nonché un aiuto inestimabile. In questo caso, però, non sarete voi a doverlo assoldare, ma l'editore.
  • Editor no: non sono sicuro del mio lavoro, per cui voglio farlo rivedere da un esperto prima di proporlo all'editore. No. L'editor non serve a sopperire alle vostre mancanze. Se fate questo ragionamento, allora già avete svolto il lavoro dell'editor: avete esaminato la vostra opera e l'avete giudicata manchevole. Mettetevi sotto a correggere.
  • Editor no: voglio essere sicuro che la mia opera verrà pubblicata, quindi la farò correggere da un professionista. No. Sottoporre il proprio lavoro a un editor non garantisce la pubblicazione: l'editore potrà sempre rifiutare, semplicemente perché non crede nella bontà dell'opera in sé e nella sua commerciabilità.
  • Editor no: voglio che qualcuno corregga la mia opera al posto mio. Assolutamente no. Non è questo il ruolo dell'editor e non è un editor serio quello che agisce così. L'opera è vostra. Nel momento stesso in cui la fate correggere da qualcun altro, cessa di essere tale.
Questi sono i casi in cui ricorrerei all'editor (o no) prima della sottomissione allo scrutinio di un editore che possa pubblicarla. In ogni altro caso, il ricorso all'editor si fa dopo l'approvazione dell'editore, per un semplice motivo: in tal modo si è sicuri di star pagando un professionista in vista di un traguardo ben preciso.

Per intenderci, il sito di un editor professionista dovrebbe essere così. Non conosco la tipa, non ho letto i lavori che ha editato e magari è una caprona, magari la più brillante editor dell'orbeterraque. Non lo so. Ma, con un sito del genere ho le basi per ricavare le informazioni che mi servono e verificare se il tipo di competenza da lei offerto sia quello che cerco. Soprattutto, spiega perfettamente che servizi offra, senza andare a parlare di cose che non c'entrano nulla.

martedì 13 marzo 2012

Editoria facile: come guadagnare sugli autori senza garantire pubblicazione.

Bene o male, lavoro nel campo editoriale da quattro anni. Non è molto, io personalmente non considero questo periodo un traguardo, ma un premio. Un premio per anni spesi a esercitarmi, a studiare, a confrontarmi con altri, a sottoporre i miei lavori a giudizio, per vederli giustamente demoliti e quindi potermici rimettere a lavorare, migliorando e correggendo.
Non è un periodo lungo, come dicevo, ma qualcosa l'ho imparata. Prima di tutto, questo è un lavoro che richiede dedizione e sacrifici, anche quando magari il tempo da dedicargli è poco. Anzi, soprattutto quando è poco, devi mostrargli sempre devozione: se lo tradisci, non perdona.
E, soprattutto, è un lavoro. Tutti i giorni ci si deve mettere in testa che sedersi davanti alla tastiera non è un passatempo, ma il mezzo che hai scelto per sbarcare il lunario e, per le palle di Crom, devi svolgerlo.

Crom non ci mostra le sue pudenda, ma consente benevolmente di giurare su di esse.

Questo riguarda ovviamente l'impegno e la dedizione, ma c'è anche un altro aspetto: il guadagno. Con questo mestiere ti devi guadagnare da vivere. Tu fornisci un servizio e questo servizio deve essere pagato.
Non deve mai essere il contrario: non dobbiamo essere noi a pagare per la pubblicazione. Non dobbiamo essere noi a pagare qualcun altro per rivedere il nostro lavoro affinché venga corretto: dobbiamo essere noi a farlo, noi e nessun altro, una volta intrapresa la professione.
Non dobbiamo mai affidarci alla professionalità di terzi (vera o supposta che sia) perché il nostro dannato lavoro venga rivisto e corretto. E' nostro, con annessi onori e oneri.

Perché faccio questo discorso?

Perché sono incappato in questo sito. Di che si tratta? Nulla di che: è un servizio di editing a pagamento e consulenza per autori ed editori.
Pubblicano? No.
Hanno contatti privilegiati con editori che potrebbero esaminare i vostri lavori? No.
Che fanno? Leggono i vostri lavori e li commentano, facendosi pagare, senza alcuna garanzia di essere pubblicati.
Ok, io ti pago. E beh? Che cosa ottengo? Mi consegni una valutazione del mio lavoro da 3 a 5 pagine. Va bene, fino a un certo punto, perché qui in Italia i corsi di formazione per un autore sono pochi e non sempre di facile accesso. Farsi commentare il proprio lavoro da un professionista esperto può essere una valida alternativa al corso.
Le parole chiave sono, per l'appunto, professionista ed esperto. Ma qui ci scappa l'inghippo: andiamo a vedere le referenze della persona che si fa pagare per valutare il nostro lavoro.

Facciamo, per comodità, qualche copincolla direttamente dalla pagina linkata. Il nostro sedicente editor parla di sé:

"Sono appassionato di storia, sia sociale che militare, in particolare del Cinquecento-Seicento e del Lungo XIX Secolo, più la Grande Guerra. L’Ottocento è il secolo su cui sono più ferrato, sia a livello di equipaggiamenti militari che di costume e abitudini. Dalle buone maniere dell’Alta Società, con i riti della Stagione Mondana, alla vita dei soldati nelle continue campagne militari dell’Impero Britannico. Dispongo anche di cataloghi d’epoca di Grandi Magazzini americani e francesi, nel caso un Romanzo Storico richieda qualche idea sul costo dei beni, dalle zuppe in scatola alle armi da fuoco, passando per le cucine alla moda nel 1897 piuttosto che nel 1905 e l’abbigliamento."

"Sono appassionato di armi, in particolare da fuoco, e ho letto manuali a sufficienza per darvi indicazioni sul realismo dei combattimenti con armi bianche, utile per romanzi Fantasy e Storici."

E la mia preferita:

"Ho competenze di metallurgia e balistica sufficienti per stimare cosa è realistico e cosa no nell’ambito della penetrazione di tavole in legno, sacchi di sabbia, corazzature omogenee ecc… calcolando anche la penetrazione in pelle, tessuti molli e ossa con formule come quelle usate dai periti balistici dei tribunali."

Alt, ferma i buoi. Fin qui si parla di una conoscenza di tipo manualistico, facilmente ottenibile da chiunque. Leggere una quantità di manuali non rende improvvisamente professionisti, né esperti (le nostre parole chiave, ricordate?). Che cosa ha scritto questa persona? Che pubblicazioni vanta al suo attivo? Sui testi di quale autore pubblicato ha lavorato? In breve: quali sono le garanzie che questo sconosciuto mi offre sulla bontà e sulla validità del suo lavoro? Dove sono le prove tangibili della sua professionalità ed esperienza?
Le uniche due referenze vagamente professionali sono:

"Nel 2008 ho curato la componente di balistica terminale per il documentario di History Channel Italia dedicato alla Battaglia di Pavia del 1525: scelta dell’archibugio e della piastra di acciaio in commercio più idonea a simulare per qualità e spessore gli acciai delle corazze dei cavalieri francesi in quegli anni. Il test andò alla perfezione, come previsto: un bel foro tondo a distanza ravvicinata perfino con una carica di polvere nera modesta."

E:

"Dal 2011 sono ospite fisso del programma Carta Vetrata, di Alberto Gaffi, su Radio Città Futura, per parlare di Steampunk, Fantascienza, eBook e aspetti tecnici della Narrativa."

Accidenti, ha fatto un esperimento balistico (!!!) e parla di libri su Radio Città Futura. Perdicibaccolina, penso che di fronte a un curriculum di tale portata, ci si debba inchinare rispettosamente.

Cletus si offre di editare la vostra opera per due barattoli di fagioli.
Referenze: sa mettersi le dita nel naso senza farlo sanguinare.

Riassumiamo brevemente: questo tipo ha letto un paio di manuali (di più? Tre? Quattro? Ventisette?), sa informarvi sugli usi e costumi del '700 (ma sull'800 è ancora più ferrato) e, per finire, sa dirvi di quanti centimetri affonda un'ascia nel legno. Ah e una volta ha fatto un buco perfetto in una lastra d'acciaio con uno schioppo d'epoca.
Sono referenze importanti.
Ma che competenze ha per potervi venire a parlare di narrativa? Nessuna.
Chiunque è capace di leggere manuali di scrittura, volumi storici e informativi per reperire le informazioni di cui ha bisogno per scrivere il suo libro. Nessuno ha bisogno che sia qualcun altro a fare questo lavoro per lui. Questo non è editing. Questa è opera di documentazione manualistica, il tipo di documentazione che, nella professione di un autore, è data per scontata. Non si tratta di conoscenze estranee al normale campo di competenza acquisibile da un qualunque autore, anche se è un esordiente.
Facciamo una precisazione: se un autore avesse bisogno di informarsi su determinati argomenti, allora potrebbe voler ricorrere a un esperto, ma non ha nulla a che vedere con l'editing. Si tratta di due sfere assolutamente separate.

Già solo il fatto che la persona che si propone di far editing sui miei lavori (miei in senso generico), chiedendomi un compenso, mi propini un volume di referenze non attinenti al lavoro di editor, non è un buon segnale. Come dire: salve, sono l'idraulico, di tubature non ne so nulla, ma conosco perfettamente tutti i film di Scorsese, vuole che glie li racconti?
No, cazzo, ho il cesso allagato, voglio che mi ripari il water intasato.

Chiariamo: che cos'è il lavoro dell'editor? Innanzi tutto, si tratta di una parte del procedimento editoriale interno alla pubblicazione, non esterno. L'editor valuta l'opera una volta che l'editore ha deciso di pubblicarla: il romanzo (o qualunque altra cosa sia) deve aver già catturato l'attenzione dell'editore, per poter essere passato all'editing. L'editor è alle dipendenze dell'editore, non dell'autore: non è quest'ultimo a dovergli fornire il compenso, bensì il primo.
L'editing, in sostanza, è una revisione d'opera, in cui vengono affinati i punti meno eleganti, in cui si correggono le sviste, si migliora l'opera nel suo insieme. Non ha nulla a che vedere con nessuna valutazione, né con l'approvazione dell'editore (che di fatto deve esserci già stata).
La narrativa, in qualunque sua forma, ha delle regole (più o meno flessibili) e ha una sua struttura: l'editor si assicura che regole e struttura fuinzionino adeguatamente, prima di mandare l'opera in stampa. Se necessario, segnala le parti da correggere, o le corregge lui stesso.

Notare bene che un'opera su cui è già stato fatto editing non ha maggior possibilità di essere pubblicata: questa è una chimera agitata davanti agli occhi speranzosi degli ingenui. Se vi presentate a un editore con un'opera che abbia subito questo processo, vi presenterete con qualcosa che non è vostro, tutto lì.

Morale della favola, se siete autori esordienti, non fatevi incantare da proposte del genere, ma guardate prima le referenze di chi vi parla. Una persona che abbia una conoscenza puramente manualistica, per quanti tomi abbia letto, non ha la competenza, né la sensibilità di un professionista. Non ha assimilato nessuno dei processi di cui vi verrà a parlare, non ha "toccato con mano" quello che è il mestiere dell'autore e non vi potrà aiutare a crescere, né a essere pubblicati.
Già di per sé il fatto di pagare per agevolare una pubblicazione non è accettabile. Pagare per non avere nessuna garanzia a riguardo è semplicemente ridicolo.
Alla stessa maniera, è assurdo fornire un compenso a chi non ha le credenziali per svolgere il lavoro proposto.

Quando vi affidate a qualcuno che può aiutarvi a crescere come autori assicuratevi che abbia le referenze, che sia pubblicato, che abbia anni di esperienza alla spalle. Fate una ricerca sul suo nome (Google è vostro amico) e date una scorsa alle sue pubblicazioni: che cosa ha pubblicato, quando ha iniziato... Informatevi sempre sulla persona a cui volete affidarvi. Se si tratta di una persona con esperienza, molte pubblicazioni alle spalle, si tratta di una persona che può darvi consigli concreti e insegnarvi cose valide, semplicemente perché certe cose le avrà fatte e vissute sulla sua pelle.
Tutti gli altri sono millantatori (consci o meno di esserlo), animati dalla convinzione che fare un buco perfetto nel bersaglio in un esperimento di balistica abiliti alla professione di editor. Questi non sono professionisti, bensì dilettanti. E va bene che l'Italia è la patria del dilettantismo allo sbarglio, ma è ora di finiamola.

I dilettanti divertenti erano quelli presentati da loro.
E nemmeno tutti.

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