mercoledì 18 agosto 2010

Minni e le Affinità Deduttive

Questa settimana, su Topolino 2856, trovate una mia storia: "Minni e le Affinità Deduttive". Storiella breve, 10 tavole in tutto, ma cui sono affezionato, perché è stata la prima a passare il severo scrutinio.
I disegni sono di Maurizio Amendola.
Qui sotto trovate la prima vignetta.
Non mi resta che augurarvi buona lettura, se vorrete!

lunedì 2 agosto 2010

BSG: come ti ammazzo una serie TV in due semplici stagioni


Uno degli esempi più eclatanti di cosa non fare di una serie TV, secondo me, è Battlestar Galactica (intendo la serie più recente, non quella del 1978).

La serie TV, che narra le vicissitudine degli umani sopravvissuti all'olocausto causato dai droidi ribelli detti Cylon, parte da un'ottima premessa che è una miniserie di 4 ore totali circa.
Questa miniserie ci presenta una rosa di ottimi personaggi a tutto tondo, dal primo all'ultimo, umani fino al midollo nel loro essere grandi e nei loro difetti.

Il setup, per chi non lo conoscesse, è il seguente: i Cylon sono robot intelligenti creati dagli umani che, come buona tradizione insegna, si sono ribellati, con conseguente guerra e gravi perdite da entrambi i lati.
Trent'anni dopo l'armistizio, i Cylon interrompono improvvisamente la tregua e sterminano la razza umana, lasciando poco meno di cinquantamila sopravvissuti, in fuga al seguito dell'unica nave da battaglia sfuggita all'attacco, la Battlestar "Galactica", per l'appunto. In questo già inquietante quadro, si inserisce la spada di Damocle dei Cylon creati per sembrare umani in tutto e per tutto: non si sa chi possa essere un Cylon e chi no.

La miniserie è qualcosa di epico e tragico. Grandiosa.
Segue la prima stagione, ben fatta, capace di mantenere vivo l'interesse per tutti i personaggi delineati in precedenza, senza tralasciarne nessuno (e sono tanti) e, nel contempo, tenendoti incollato alla poltrona da un episodio all'altro.
E poi c'è la lavagnetta. La lavagnetta è dove viene tenuto il conto dei superstiti e, giuro, vedere quel numero scendere episodio dopo episodio, a seconda di quanti ne muoiano strada facendo, mette un'angoscia addosso che aiuta tantissimo a immergersi nella vicenda, tanto da farti esultare quando il conteggio aumenta di uno perché è nato un bambino.

Queste premesse vengono tutte sistematicamente disattese nel corso della seconda stagione.
La minaccia rappresentata dai Cylon cala drammaticamente, rendendoli poco più che comparse. I personaggi diventano spaventosamente bidimensionali e spesso non coerenti con sé stessi. La vicenda vera muore poco dopo la metà della stagione, il conteggio dei superstiti comincia a mostrare incongruenze (e dà fastidio) con quello che succede e, dulcis in fundo, prima che i personaggi abbiano finito di dire quel che avevano da dire, si fa un salto temporale di un anno in avanti nel tempo che cambia tutto.

E' sconcertante vedere che si arriva a fine della prima stagione, ansiosi di sapere quello che accadrà dopo e ritrovarsi all'ultimo episodio di stagione due ad aspettare di vedere i titoli di coda perché ti annoi.

Pessimo. Pessimo esempio.

venerdì 25 giugno 2010

True Blood

True Blood, per chi non lo sapesse, è una serie TV sui vampiri. Un po'più adulta della media delle serie TV sui vampiri. Al momento ho visto il primo episodio, quindi non sono ancora in grado di stabilire se mi piaccia o meno, ma per ora, sembra che si siano impegnati davvero parecchio a fare in modo che la serie contenesse tutti gli stereotipi delle storie di vampiri. Più qualche scopiazzatura qua e là di varia natura.
Verosimilmente, il colloquio tra autore e produttore può esser stato una cosa del genere:

Autore: "Ehi, ho qui sotto braccio un'idea fantastica per una nuova serie" (quando vengono presentate, ho idea che tutte le idee siano fantastiche).

Produttore: "Bene, di che parla?"

Autore: "E' la storia di una ragazza in una piccola cittadina che incontra un fascinoso vampiro!"

Produttore: "Non hai mai sentito parlare di Twilight, vero?"

Autore: "Ma la serie TV sarebbe ispirata a Southern Vampire Mysteries! Una serie di libri usciti prima di Twilight!"

Produttore: "Ah, e prima era un'idea originale?"

Quando si pensa di aver avuto un'idea nuova, una buona idea, qualcuno l'ha già avuta prima.
E probabilmente qualcun altro prima ancora.
E prima ancora...
E ancora...
E...


Autore (che a questo punto inizia a essere Sudaticcio): "Ehm... Ma questo è del tutto diverso! Vediamo... Lei non è mica una ragazza come tutte! Lei... Lei sa... Sa leggere nel pensiero!"

P: "Nel pensiero di tutti?"

Autore Sudaticcio: "No, no! Il pensiero dei vampiri non può!"

P: "Non può cosa?"

Autore Sudaticcio: "Leggerlo."

P: "Ah. E poi?" (Il Produttore, a questo punto, sta probabilmente pensando a questo)

Sudaticcio: "E poi... E poi... Ah, ecco! Ci sono i vampiri che sono usciti allo scoperto e ora tutti sanno che esistono!"

P: "Sì. Perché?"

Sudaticcio: "Ehm... Perché? Perché... Perché... Beh, perché i Giapponesi hanno creato il... sangue sintetico! E lo puoi comprare al supermercato!"

Mi sembrava di ricordare che ci fosse un altro gruppo di superumani uscito allo scoperto...
Entrambi questi gruppi "diversamente umani" hanno una rappresentante gnocca in TV che ci rende edotti sulla situazione socio-politica.

Produttore (che, cattivo segno, si aggiusta il nodo della cravatta, mette in ordine il plico di carte davanti a lui o fa un altro di quei gesti di chiusura che si trovano nei libri di comunicazione non verbale, oppure carica il canne mozze a sale grosso): "Guarda, la tua idea mi piace, davvero, ma..."

Sudaticcio: "Aspetta! Non ti ho detto che faranno tutti tanto sesso!"

Produttore: "Approvata!"

Morale della favola: mai arrendersi al primo no.

mercoledì 9 giugno 2010

Aggiornamenti Barbarici

Il progetto Krottle continua a crescere ed evolversi. Federico dà ancora una prova della sua bravura e passione, portando avanti la ricerca per una declinazione grafica ideale.
Con gran piacere vi presento la sua ultima fatica.
Qui il suo blog, dove potrete ammirare altri suoi lavori.


martedì 25 maggio 2010

Presto...

In attesa di sederci sulla poltroncina in sala (avremo da aspettare fino al 18 Giugno), eccovi un assaggio che ha il sapore dei ricordi...

lunedì 17 maggio 2010

Il Principe di Persia

Siamo di nuovo in ambito cinematografico con un (altro) film tratto da un celeberrimo, omonimo videogioco o, meglio, da una serie di videogiochi nata quando ancora un certo muro non era caduto. Nel 1989, due fratelli (Jordan e David Mechner) sviluppano un motore grafico rivoluzionario, capace di riprodurre movimenti umani con una fluidità fino ad allora mai vista.

Fu un successo privo di precedenti, destinato a cambiare il modo di giocare.

All'inizio la trama era molto semplice, riassunta, per le ovvie limitazioni delle piattaforme allora disponibili, con un breve testo introduttivo, invece che un filmato, come i videogiochi di ora ci hanno abituato.
Trama: il malvagio visir (ovviamente si chiama Jaffar) ha preso il potere e dato un'ora di tempo alla principessa per decidere se sposarlo o morire. Il nostro bello, catturato, dovrà percorrere tutta la torre del visir, dalle segrete alla cima, per salvarla prima dello scadere del tempo.

Gioco assai dinamico, veloce (l'ora di tempo data alla principessa era un'ora di tempo reale) e coinvolgente. I livelli ponevano una serie infinita di ostacoli, quali guardie, trappole mortali di svariati generi, pavimenti cedevoli, fossati e via dicendo. Dimostrazione del fatto che ai videogiochi non serve avere una trama per essere considerati ottimi, ma devono coinvolgere il giocatore in prima persona e al masismo grado. Caratteristica che si è un po'persa dopo l'introduzione dell'idea di videogioco come film interattivo (con i pregevoli "Another World" e "Flashback"), concetto che, portato all'esasperazione, pone il giocatore di fronte a filmati con grafica mozzafiato, intervallati dal gioco, talvolta di qualità scadente.

Ma veniamo al film, targato Disney. Prince of Persia: the Sands of Time ci presenta Jake Gyllenhall (Donnie Darko) nei panni del principe, in un outfit che riecheggia molto da vicino la più recente versione videoludica.Fa la sua comparsa anche Alfred Molina.
Che dire, io una chance a questo film la darei.

Ecco il primo "Prince of Persia" in tutto il suo splendore.

venerdì 14 maggio 2010

Di archi, frecce e calzamaglie

Di Robin Hood ne abbiamo visti un sacco, forse due. Per averne un'idea, basti dare un'occhiata a questa pagina di imdb. Dal 1912 a oggi, il cinema ci ha proposto più di 100 versioni del personaggio.

Una carrellata delle più meritevoli.

1922, Douglas Fairbanks.


1938, Errol Flynn, forse il più famoso.


Persino Sean Connery ha prestato l'attempato sembiante al famoso arciere.


Come non citare la celeberrima versione Disney del personaggio?


Nel 1991, tocca a Kevin Costner


Il divertente "Robin Hood, Un Uomo in Calzamaglia" di Mel Brooks


E arriviamo al Robin di Russel Crowe!

Tutti questi passando ovviamente anche per produzioni nostrane quali il Robin Hood interpretato da Giuliano Gemma, oppure il meritevole, ma passato in sordina perché quasi contemporaneo al Robin di Costner (oltre che essere una produzione TV), Robin Hood di P.Bergin.

Due sole domande, per concludere, circa la recente versione targata Crowe: 1) Se ne sentiva davvero il bisogno? 2) Russel Crowe come Robin Hood? Al massimo Little John...
Ovviamente mi incuriosisce tantissimo e andrò a vederlo!

Alla prossima!
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