Oggi mi va di fare il serio.
Sinora ho usato il blog solo per parlare di cose che più o meno mi divertono, in maniera sempre scherzosa. Vi ho parlato di film, cartoni animati, vi ho raccontato e vi racconterò ancora di Krottle, che spero vi diverta. Però oggi no.
Oggi voglio prendere in mano un argomento un po'più serio.
Nel campo dell'editoria è qualcosa contro cui il principiante si imbatte sin troppo di frequente, spesso dietro false promesse e sempre con risultati infausti per lui. Si tratta dell'editoria a pagamento.
Un editore serio e onesto non chiederà mai un compenso da parte dell'autore per pubblicare un lavoro, libro, fumetto, poesia o raccolta di racconti che sia. Mai, in nessun caso e sotto nessuna circostanza.
Se io autore volessi pagare per pubblicare una mia opera, mi rivolgerei privatamente a una tipografia.
Il rapporto tra editore e autore è un rapporto di lavoro puro e semplice. Quando andiamo da un editore a proporre i nostri lavori non stiamo facendo un favore all'editore stesso e lui non fa un favore a noi pubblicando la nostra opera. Entrambi intendiamo guadagnare dalla collaborazione.
Non esiste il discorso di pagare una tassa di pubblicazione, né di acquistare preventivamente un certo numero di copie dell'opera. Si deve pensare a questo come a un lavoro in tutto e per tutto, perché di fatto lo è. Nessuno, andando in ufficio, si aspetterebbe mai di dover contribuire di tasca propria a pagare lo stipendio al principale. E, se anche qualche capo ufficio fosse così folle da avanzare la proposta, gli verrebbe prontamente consigliato un buon ospedale psichiatrico in cui ritirarsi a tempo indeterminato.
Lo stesso discorso vale nel rapporto autore-editore. L'editore fornisce un compenso all'autore per poterne pubblicare l'opera e guadagnarci sopra. Questa è anche una forma di garanzia della qualità delle opere pubblicate: se l'editore sa già di coprire i costi con l'acquisto da parte dell'autore di tot. libri, il suo rischio è pari a zero e può permettersi di pubblicare materiale di scarso valore. Il suo guadagno sarà già garantito.
Se invece l'editore deve mettersi in gioco per vendere abbastanza da coprire i costi, allora starà lui per primo più attento al materiale proposto e, quando deciderà di pubblicarlo, sarà perché crede al valore, e quindi alla commerciabilità, dell'opera.
Ora, il professionista queste cose le sa e le evita: lui deve arrivare a fine mese con le bollette e la zuppa calda nel piatto. Non si sognerebbe mai di pagare per la pubblicazione di una propria opera, esattamente come l'operaio non si sognerebbe mai di pagare il biglietto d'ingresso al cantiere in cui lavora.
Purtroppo i principianti spesso queste cose non le sanno, oppure ritengono che sia uno scambio equo accettare di pagare pur di vedere pubblicata la propria opera. Non lo è, anzi, è assolutamente inaccettabile: è una fregatura (doppia, perché legalmente non sarà nemmeno una truffa) nei confronti dell'autore, perché solo lui alla fine potrà rimetterci (cosa che avverrà quasi certamente).
Attenzione!
Attenzione a cosa? A quello che firmate: occhio che nessuna clausola di contratto includa l'acquisto del materiale stampato, anche solo in parte. A volte chiedono l'acquisto del materiale rimasto invenduto. Attenzione a non finire a dover versare improbabili tasse per veder pubblicato il vostro lavoro. Attenzione, insomma, a dove mettete la vostra firma, perché, una volta messo tutto nero su bianco, sarete obbligati a ottemperare.
Inoltre una simile manovra non è garanzia di qualità della vostra opera: come si è già detto, il rischio dell'editore è pari a zero, perché gli avrete già coperto voi i costi di produzione e tutto il resto per lui è guadagno, mentre voi dovrete coprire per prima cosa le vostre perdite e sarete fortunati (molto fortunati) a chiudere in pari. Se l'editore non rischia nulla, non gli interessa che l'opera sia anche di buona qualità.
Perché? Perché, come detto sopra, ed è un concetto che tutti i principianti (me compreso) devono fissarsi bene in testa, si tratta di un rapporto di lavoro. Ci può anche essere una parte di aspetto più romantico, cioè l'editore si "innamora" dell'opera e si adopera con tutto sé stesso per vederla pubblicata.
Ma questo accade di rado: l'editore è un professionista e come tale guarda con occhio professionale alle opere che pubblica. Se pubblica un'opera è perché in essa vede una possibilità commerciale, un guadagno per sé. Ed è così che deve essere, anche per tutelare la qualità, a vantaggio sia dell'autore (che riceve fama da un'opera meritevole), sia del lettore.
Il consiglio che mi è sempre stato dato e che sento dare ai principianti come me è di essere pazienti. Essere un autore di professione significa mettersi costantemente in gioco, il che comporta inevitabilmente l'andare incontro a rifiuti e fallimenti.
Non conta il non fallire mai.
Conta il rialzarsi dopo ogni fallimento, conta la crescita dopo ogni rifiuto.
Accettare di pagare per vedere pubblicato il proprio lavoro può sembrare accettabile. Si è lavorato tanto, magari, su un romanzo, sicuramente mesi, probabilmente anni, e un rifiuto può far male. Ma da quel rifiuto si può crescere: il prossimo lavoro sarà migliore, se si avrà l'umiltà di riconoscere il proprio status "acerbo". La pubblicazione per merito implica un costante miglioramento per essere ottenuta. Essere pubblicati perché si è pagato per ottenere il privilegio, non richiede nessuno sforzo, non produce nessun miglioramento.
In conclusione: attenti sempre a che tipo di contratto vi viene offerto. Se tra gli obblighi è prevista una qualche forma di pagamento da parte vostra, una "tutela" per l'editore, l'acquisto di tutte le copie (o di parte di esse) e via discorrendo, la soluzione è una e una soltanto: ci si alza, si saluta cortesemente e si imbocca la porta, perché avremo perso soltanto tempo. Il nostro lavoro merita di finire in ben altre mani.
Qui potete trovare un analogo articolo, scritto più di un anno fa, direttamente dal blog dell'amico e collega Sergio Badino. Grazie Sergio della segnalazione!
lunedì 28 dicembre 2009
venerdì 25 dicembre 2009
E' Natale!!! O, meglio, lo era!
Eh, già, spero che siate tutti ben pasciuti di dolciumi e delizie.
Buon Natale a tutti quanti!
Buon Natale a tutti quanti!
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buffaggini
martedì 24 novembre 2009
Eroi, spalle e villain... tutto a colori!
Ed eccoci a una altro appuntamento con il nostro (per ora uso un plurale maiestatis, con l'augurio che diventi effettivo, in futuro) beniamino Krottle.
Nell'attesa di potervi offrire qualche sua avventura (cosa che, spero, avverrà in tempi ragionevolmente brevi), vediamo di continuare a seguire l'evoluzione grafica dei personaggi.
Al nostro ultimo appuntamento con questo erculeo buzzurro, abbiamo potuto assistere al cambio di stile rispetto a quello degli esordi (che già era un'elaborazione di versioni precedenti). Vi ho presentato la nuova versione di Krottle, studiata da Federico, lasciando escluso Flogisto.
Per fare ammenda, non solo vi riproporrò quest'ultimo Krottle, ma anche il nuovo Flogisto e un villain che dovranno affrontare in una delle loro prime avventure. E dato che io e Federico ci siamo voluti rovinare (non è vero, tutto il lavoro l'ha fatto lui!), le tre immagini saranno a colori!
Krottle il Barbaro nasce infatti, nella mia mente contorta, come progetto a colori. Quando visualizzo le storie di Krottle, mi viene automatico pensarle a colori. Inoltre quando ci son di mezzo i "fuochi artificiali", cioè le magie (e saranno tante!), il colore rende meglio.
Flogisto è un personaggio a cui sono molto affezionato: è facile ammirare Krottle, perché riesce a fare un sacco di cose che noi, gente comune, di solito non facciamo (e se le facessimo, saremmo criminalizzati). Tanto per cominciare nessuno gli dice che cosa deve fare perché, semplicemente, nessuno ne ha il fegato e, particolare di non secondaria importanza, se anche qualcuno raccimolasse il coraggio, lui non capirebbe.
Altra cosa: Krottle gli ostacoli che incontra non li aggira, non si scervella su come fare a evitarli, su come impedire che gli complichino la vita. Li prende a pugni. Nella sua filosofia, la vita non presenta problemi che non siano risolvibili a mazzate.
Nell'attesa di potervi offrire qualche sua avventura (cosa che, spero, avverrà in tempi ragionevolmente brevi), vediamo di continuare a seguire l'evoluzione grafica dei personaggi.
Al nostro ultimo appuntamento con questo erculeo buzzurro, abbiamo potuto assistere al cambio di stile rispetto a quello degli esordi (che già era un'elaborazione di versioni precedenti). Vi ho presentato la nuova versione di Krottle, studiata da Federico, lasciando escluso Flogisto.
Per fare ammenda, non solo vi riproporrò quest'ultimo Krottle, ma anche il nuovo Flogisto e un villain che dovranno affrontare in una delle loro prime avventure. E dato che io e Federico ci siamo voluti rovinare (non è vero, tutto il lavoro l'ha fatto lui!), le tre immagini saranno a colori!
Krottle il Barbaro nasce infatti, nella mia mente contorta, come progetto a colori. Quando visualizzo le storie di Krottle, mi viene automatico pensarle a colori. Inoltre quando ci son di mezzo i "fuochi artificiali", cioè le magie (e saranno tante!), il colore rende meglio.
Flogisto è un personaggio a cui sono molto affezionato: è facile ammirare Krottle, perché riesce a fare un sacco di cose che noi, gente comune, di solito non facciamo (e se le facessimo, saremmo criminalizzati). Tanto per cominciare nessuno gli dice che cosa deve fare perché, semplicemente, nessuno ne ha il fegato e, particolare di non secondaria importanza, se anche qualcuno raccimolasse il coraggio, lui non capirebbe.
Altra cosa: Krottle gli ostacoli che incontra non li aggira, non si scervella su come fare a evitarli, su come impedire che gli complichino la vita. Li prende a pugni. Nella sua filosofia, la vita non presenta problemi che non siano risolvibili a mazzate.
Flogisto d'altro canto è un pensatore per necessità: lui non è un ragazzone palestrato, non ha muscoli a consentire un beato riposo alle sue cellule cerebrali. Lui i problemi non può risolverli a mazzate, casomai il contrario.
E come tutti i good guys che si rispettino, Krottle e Flogisto si troveranno ad affrontare i più disparati ostacoli, nonché sarà loro compito mazzuolare per bene i vari cattivoni che incontreranno per la strada (ci sono cose che un bravo ragazzo deve saper fare: se all'attraversamento pedonale incontra una cara vecchietta, la aiuta ad attraversare, se incontra un demone assassino, lo deve riempire di botte. Vien da chiedersi che cosa dovrebbe fare se davanti alle strisce pedonali incontrasse una vecchia strega malefica...).
Questo demone al momento attuale non è un vero villain, ma un semplice lacché (benché tosto), che Krottle affronterà in una delle sue prime avventure, che spero di potervi proporre presto su questo stesso blog.
Bene, per oggi è tutto, non mi resta altro da fare, se non complimentarmi ancora una volta con Federico Franzò per l'eccellente lavoro e salutarvi tutti. Arrivederci alla prossima!
Questo demone al momento attuale non è un vero villain, ma un semplice lacché (benché tosto), che Krottle affronterà in una delle sue prime avventure, che spero di potervi proporre presto su questo stesso blog.
Bene, per oggi è tutto, non mi resta altro da fare, se non complimentarmi ancora una volta con Federico Franzò per l'eccellente lavoro e salutarvi tutti. Arrivederci alla prossima!
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martedì 10 novembre 2009
Altre succose anticipazioni
Chi si ricorda Masters of the Univers con Dolph Lundgren? Era il 1987, piena epoca Schwarznegger, He-Man andava ancora forte e la Hollywood dei muscoli rigonfi ci regalò una pellicola interamente dedicata all'eroe della Mattel.
Il biondone Lundgren era la scelta perfetta per il ruolo.
Oggi He-Man sembra essere passato decisamente di moda, ma è anche l'epoca dei remake: si fanno remake di tutto, i soggetti originali sembrano essere scomparsi nella foschia del mito. Tra i vari remake di film, libri, fumetti e telefilm, era solo una questione di tempo prima di vedere Greyskull in programma per il 2011.
IMDb non ci regala altro particolare che questo: è in fase di sviluppo, tanto ci basti. Non si hanno notizie di possibili attori, possibili autori, possibili registi. Nulla.
C'è ovviamente una buona possibilità che il progetto si concluda in un nulla di fatto. Anche con l'amico google si ottengono ben poche informazioni: pare che il film verrà sfornato (se verrà sfornato) dai capannoni della Warner Bros (fonte). Sono aperte le scommesse per l'attore che dovrà ricoprire il ruolo.
Che dire, speriamo in bene. Il bambino che è in me (quello che fa merenda a pane e nutella) annusa speranzosamente l'aria.
Il biondone Lundgren era la scelta perfetta per il ruolo.
Oggi He-Man sembra essere passato decisamente di moda, ma è anche l'epoca dei remake: si fanno remake di tutto, i soggetti originali sembrano essere scomparsi nella foschia del mito. Tra i vari remake di film, libri, fumetti e telefilm, era solo una questione di tempo prima di vedere Greyskull in programma per il 2011.
IMDb non ci regala altro particolare che questo: è in fase di sviluppo, tanto ci basti. Non si hanno notizie di possibili attori, possibili autori, possibili registi. Nulla.
C'è ovviamente una buona possibilità che il progetto si concluda in un nulla di fatto. Anche con l'amico google si ottengono ben poche informazioni: pare che il film verrà sfornato (se verrà sfornato) dai capannoni della Warner Bros (fonte). Sono aperte le scommesse per l'attore che dovrà ricoprire il ruolo.
Che dire, speriamo in bene. Il bambino che è in me (quello che fa merenda a pane e nutella) annusa speranzosamente l'aria.
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mercoledì 30 settembre 2009
I Buoni Presagi di Gaiman e Pratchett
Ora, come scopre chiunque parli con me per più di 5 minuti secondi, una delle mie grandi passioni è la letteratura detta Fantasy, branca che, nel corso della sua esistenza dalla sua creazione ha, ahimé, visto uno dei più smodati e irresponsabili utilizzi dei cliché creatisi nel tempo.
Un autore che, come Pratchett in "Guards! Guards!", prenda questi cliché e li sbrindelli in una storia divertente e veloce, uno di quei libri di difficile lettura non tanto per il linguaggio usato, ma piuttosto per lo scomodo fatto di doversi interrompere di tanto in tanto per placare risate convulse, ebbene, un autore come lui non poteva che andare dritto nella mia top ten, sin da quando, durante una delle mie frequenti passeggiate senza meta in libreria, ho per caso preso in mano "Guards! Guards!" e ne ho letto le cinque righe di introduzione.
Con Gaiman l'approccio è stato differente. Per la precisione avvenne in un'aula della facoltà di Bologna (uno dei tanti atenei presenti in città), dove era stato organizzata questa conferenza tenuta da Gaiman stesso. Era il 2002 o il 2003 e ancora non avevo mai letto nulla di suo. Per farla breve la conferenza fu talmente interessante che la sera stessa, sul treno di ritorno verso Genova, mi bevvi tutto Coraline, apprezzandolo immensamente.
Ebbene, se due personaggi così si mettono insieme, il risultato non può essere poi tanto pessimo.
Di "Good Omens" non ne avevo mai sentito parlare, ma, trovandomi in Norvegia alla vigilia del rientro (che si prospettava essere una lunga giornata passata a un sacco di metri dal suolo o su qualche sedile dell'aereoporto di Monaco), ho pensato che una lettura avrebbe potuto farmi comodo.
Di che parla "Good Omens"? Ma della fine del mondo, è ovvio. L'assunto da cui parte il libro è che l'Armageddon è alle porte, il Figlio di Satana è nato e deve essere scambiato con un altro bambino, perché possa essere segretamente educato per adempiere il proprio destino. Fin qui tutto ok, se non che, al momento dello scambio delle culle ci si incasina e si perdono le tracce del satanico infante... Che succederà?
Un sacco di cose buffe e divertenti.
Questo romanzo è popolato di personaggi divertenti e ben delineati, che danno il via a un carosello di avvenimenti capaci di tenerti incollato alle pagine, spesso anche con il fiato sospeso, facendoti ridere a crepapelle. Si tratta di un'esperienza mistica quanto può essere mistico il dolore dei crampi da risate, misto al fatto che non vuoi fermarti per riprendere fiato, bensì andare avanti nonostante le pareti addominali implorino decisamente pietà. Non mistico quanto camminare sui carboni ardenti, ma abbastanza.
Dal punto di vista tecnico, la trama funziona come un orologio: tutti i personaggi hanno una loro funzione (non ci sono personaggi che stanno lì for the fun), che assolveranno entro la fine del romanzo. Chi più chi meno. Il tutto va a formare una lettura non banale da seguire, anche se a tratti può sembrare il contrario e anche se si capisce, o si crede di capire, come andrà a finire, rimane sempre il dubbio: con due come Pratchett e Gaiman può succedere di tutto e il contrario di tutto ed è questo che ti tiene incollato lì, in attesa del Giorno del Giudizio...
Un acquisto consigliatissimo. Se riuscite a mettere le mani sulla versione in lingua originale, come ho fatto io, ne guadagnerete: in primo luogo perché la traduzione non è quasi mai un valore aggiunto (anche quando è fatta bene - ed è difficile che lo sia, ma di questo magari ne riparliamo un'altra volta - si perde inevitabilmente qualcosa), in secondo luogo, se siete appena un po'più di un minimo familiari con la lingua inglese, apprezzerete senza dubbio le centinaia di giochi di parole e di doppi sensi utilizzati dagli autori.
Ora basta, vi lascio ai Quattro Cavalieri dell'Apocalisse, che sono Morte, Guerra, Fame e Inquinamento (essendosi Pestilenza ritirato appena dopo la scoperta della pennicillina). A presto!
Il libro, in versione originale, nelle due differenti copertine disponibili.
Io possiedo quella bianca e, stranamente, ha già assunto un aspetto vissuto.*
* - Qualunque libro da me posseduto, rimane in genere perfettamente preservato, a prescindere dal fatto che io lo porti con me in viaggio o meno. La teoria dei due autori in merito a questo particolare romanzo, però, è che finisca magicamente per essere tenuto assieme col nastro adesivo e, per la miseria, comincio a crederci.
Un autore che, come Pratchett in "Guards! Guards!", prenda questi cliché e li sbrindelli in una storia divertente e veloce, uno di quei libri di difficile lettura non tanto per il linguaggio usato, ma piuttosto per lo scomodo fatto di doversi interrompere di tanto in tanto per placare risate convulse, ebbene, un autore come lui non poteva che andare dritto nella mia top ten, sin da quando, durante una delle mie frequenti passeggiate senza meta in libreria, ho per caso preso in mano "Guards! Guards!" e ne ho letto le cinque righe di introduzione.
Con Gaiman l'approccio è stato differente. Per la precisione avvenne in un'aula della facoltà di Bologna (uno dei tanti atenei presenti in città), dove era stato organizzata questa conferenza tenuta da Gaiman stesso. Era il 2002 o il 2003 e ancora non avevo mai letto nulla di suo. Per farla breve la conferenza fu talmente interessante che la sera stessa, sul treno di ritorno verso Genova, mi bevvi tutto Coraline, apprezzandolo immensamente.
Ebbene, se due personaggi così si mettono insieme, il risultato non può essere poi tanto pessimo.
Di "Good Omens" non ne avevo mai sentito parlare, ma, trovandomi in Norvegia alla vigilia del rientro (che si prospettava essere una lunga giornata passata a un sacco di metri dal suolo o su qualche sedile dell'aereoporto di Monaco), ho pensato che una lettura avrebbe potuto farmi comodo.
Di che parla "Good Omens"? Ma della fine del mondo, è ovvio. L'assunto da cui parte il libro è che l'Armageddon è alle porte, il Figlio di Satana è nato e deve essere scambiato con un altro bambino, perché possa essere segretamente educato per adempiere il proprio destino. Fin qui tutto ok, se non che, al momento dello scambio delle culle ci si incasina e si perdono le tracce del satanico infante... Che succederà?
Un sacco di cose buffe e divertenti.
Questo romanzo è popolato di personaggi divertenti e ben delineati, che danno il via a un carosello di avvenimenti capaci di tenerti incollato alle pagine, spesso anche con il fiato sospeso, facendoti ridere a crepapelle. Si tratta di un'esperienza mistica quanto può essere mistico il dolore dei crampi da risate, misto al fatto che non vuoi fermarti per riprendere fiato, bensì andare avanti nonostante le pareti addominali implorino decisamente pietà. Non mistico quanto camminare sui carboni ardenti, ma abbastanza.
Dal punto di vista tecnico, la trama funziona come un orologio: tutti i personaggi hanno una loro funzione (non ci sono personaggi che stanno lì for the fun), che assolveranno entro la fine del romanzo. Chi più chi meno. Il tutto va a formare una lettura non banale da seguire, anche se a tratti può sembrare il contrario e anche se si capisce, o si crede di capire, come andrà a finire, rimane sempre il dubbio: con due come Pratchett e Gaiman può succedere di tutto e il contrario di tutto ed è questo che ti tiene incollato lì, in attesa del Giorno del Giudizio...
Un acquisto consigliatissimo. Se riuscite a mettere le mani sulla versione in lingua originale, come ho fatto io, ne guadagnerete: in primo luogo perché la traduzione non è quasi mai un valore aggiunto (anche quando è fatta bene - ed è difficile che lo sia, ma di questo magari ne riparliamo un'altra volta - si perde inevitabilmente qualcosa), in secondo luogo, se siete appena un po'più di un minimo familiari con la lingua inglese, apprezzerete senza dubbio le centinaia di giochi di parole e di doppi sensi utilizzati dagli autori.
Ora basta, vi lascio ai Quattro Cavalieri dell'Apocalisse, che sono Morte, Guerra, Fame e Inquinamento (essendosi Pestilenza ritirato appena dopo la scoperta della pennicillina). A presto!
Il libro, in versione originale, nelle due differenti copertine disponibili.Io possiedo quella bianca e, stranamente, ha già assunto un aspetto vissuto.*
* - Qualunque libro da me posseduto, rimane in genere perfettamente preservato, a prescindere dal fatto che io lo porti con me in viaggio o meno. La teoria dei due autori in merito a questo particolare romanzo, però, è che finisca magicamente per essere tenuto assieme col nastro adesivo e, per la miseria, comincio a crederci.
mercoledì 23 settembre 2009
Altri eroi d'infanzia....
Non so voi, ma io da bravo bambino in età pre-scolare durante i cotonatissimi anni 80 mi sono fatto scorpacciate e scorpacciate di A-Team. Erano il mio telefilm preferito, con quei quattro eccellenti personaggi (io volevo sempre fare P.E., ma non me lo lasciavano mai fare, in compenso ero Sberla e un mio amico era il Murdock perfetto, anche nella realtà!).
Negli anni la TV ha continuato a proporli, sempre di mattina, quindi non potevo guardarli sempre perché dovevo ovviamente andare a scuola, così ne approfittavo quando stavo male o durante le vacanze. Sveglia alle 8 del mattino, alle 9 appuntamento con Hazzard, alle 10 Starsky & Hutch (o McGyver), alle 11 A-Team.
Che divertimento, quando costruivano armi straordinarie con pezzi di scarto presi nei posti più improbabili (e i cattivi, ogni volta che li catturavano, li chiudevano sempre dove loro potevano trovare qualcosa di utile per sconfiggerli!).
Ebbene, a volte ritornano. Una Hollywood sempre più povera di soggetti originali (per non dire priva...), che già da anni rispolvera, con discreto successo, le vecchie glorie della TV passata, non poteva esimersi dal rinvangare questo quartetto di veterani ingiustamente perseguitati, che se ne vanno in giro per l'America a risolvere i problemi della brava gente e a far sì che i cattivi la paghino, senza mai uccidere nessuno, perché altrimenti non sarebbero i buoni.
E così, secondo imdb, nel 2010 dovrebbero approdare sul grande schermo. I personaggi sono sempre loro: il mitico John "Hannibal" Smith, geniale capo del gruppo ed estimatore di sigari e piani ben riusciti, impersonato dal compianto George Peppard; Templeton Peck (detto Faccia da Sberle o semplicemente Sberla), istrionico marpione, i cui panni erano indossati da Dirk Benedict; Bosco "B.A." Baracus (dove B.A. sta per Bad Attitude, tradotto in P.E. -Pessimo Elemento- in italiano, non propriamente una traduzione letterale, ma una buona traduzione e, soprattutto, una traduzione a cui sono rimasto affezionato), che è la forza bruta del gruppo, aveva il volto nero e incazzato di Mr.T; infine "Howling Mad" Murdock, Murdock il Matto, pilota eccezionale e pazzo "noto e certificato", aveva il volto dell'attore Dwight Schultz.
Ovviamente i volti sono cambiati: Liam Neeson sarà Hannibal, Brad Cooper, invece, Sberla, B.A. verrà impersonato da Quinton Jackson, ex campione di arti marziali, mentre si vocifera che la parte di Murdock debba andare a Sharlto Copley.
Volti nuovi, ambientazione nuova. Eh sì, perché se negli anni '80 un veterano era per forza un veterano del Vietnam, oggi si cambia: l'A-Team sarà reduce dalla guerra del Golfo, più attuale e sentita.
Detto questo non si può che parlare dei dubbi che un tale progetto instilla nella mente del fan come me.
Che dire, vedremo? Vedremo.
Negli anni la TV ha continuato a proporli, sempre di mattina, quindi non potevo guardarli sempre perché dovevo ovviamente andare a scuola, così ne approfittavo quando stavo male o durante le vacanze. Sveglia alle 8 del mattino, alle 9 appuntamento con Hazzard, alle 10 Starsky & Hutch (o McGyver), alle 11 A-Team.
Che divertimento, quando costruivano armi straordinarie con pezzi di scarto presi nei posti più improbabili (e i cattivi, ogni volta che li catturavano, li chiudevano sempre dove loro potevano trovare qualcosa di utile per sconfiggerli!).
Ebbene, a volte ritornano. Una Hollywood sempre più povera di soggetti originali (per non dire priva...), che già da anni rispolvera, con discreto successo, le vecchie glorie della TV passata, non poteva esimersi dal rinvangare questo quartetto di veterani ingiustamente perseguitati, che se ne vanno in giro per l'America a risolvere i problemi della brava gente e a far sì che i cattivi la paghino, senza mai uccidere nessuno, perché altrimenti non sarebbero i buoni.
E così, secondo imdb, nel 2010 dovrebbero approdare sul grande schermo. I personaggi sono sempre loro: il mitico John "Hannibal" Smith, geniale capo del gruppo ed estimatore di sigari e piani ben riusciti, impersonato dal compianto George Peppard; Templeton Peck (detto Faccia da Sberle o semplicemente Sberla), istrionico marpione, i cui panni erano indossati da Dirk Benedict; Bosco "B.A." Baracus (dove B.A. sta per Bad Attitude, tradotto in P.E. -Pessimo Elemento- in italiano, non propriamente una traduzione letterale, ma una buona traduzione e, soprattutto, una traduzione a cui sono rimasto affezionato), che è la forza bruta del gruppo, aveva il volto nero e incazzato di Mr.T; infine "Howling Mad" Murdock, Murdock il Matto, pilota eccezionale e pazzo "noto e certificato", aveva il volto dell'attore Dwight Schultz.
Ovviamente i volti sono cambiati: Liam Neeson sarà Hannibal, Brad Cooper, invece, Sberla, B.A. verrà impersonato da Quinton Jackson, ex campione di arti marziali, mentre si vocifera che la parte di Murdock debba andare a Sharlto Copley.
Volti nuovi, ambientazione nuova. Eh sì, perché se negli anni '80 un veterano era per forza un veterano del Vietnam, oggi si cambia: l'A-Team sarà reduce dalla guerra del Golfo, più attuale e sentita.
Detto questo non si può che parlare dei dubbi che un tale progetto instilla nella mente del fan come me.
Che dire, vedremo? Vedremo.
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sabato 1 agosto 2009
Un eroe rozzo.
Vi ho già parlato di Krottle il Barbaro. La sua natura di progetto in fieri, ovviamente, permette variazioni e aggiustamenti, per arrivare a un prodotto finale migliore di come non sia stato pensato inizialmente.
A questo giro si tratta di un vero e proprio restyling grafico, un rinnovamento da parte di Federico Franzò alla ricerca del look giusto.
Ma basta parole: l'immagine che vedete qui sotto parla da sé: non sappiamo ancora se sarà questo il Krottle "definitivo", ma mi sento di dire che siamo proprio sulla buona strada!
A questo giro si tratta di un vero e proprio restyling grafico, un rinnovamento da parte di Federico Franzò alla ricerca del look giusto.
Ma basta parole: l'immagine che vedete qui sotto parla da sé: non sappiamo ancora se sarà questo il Krottle "definitivo", ma mi sento di dire che siamo proprio sulla buona strada!
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