venerdì 13 maggio 2016

Bicilindri e Idee Bislacche

Il teschio Willie-G è impaziente di cominciare il viaggio...

Con la passione per le moto, una GoPro e... be'... una moto vera e propria, si possono fare tante cose interessanti.
Ed è così che, montando il video che potete trovare in fondo al post (parte di un mio giro nell'immediato entroterra genovese, lo scorso Gennaio), mi è venuta un'idea che coinvolge due mie grandi passioni: la mia Harley e la scrittura, unendole in un binomio a due cilindri che non vedo l'ora di collaudare.

Datemi solo un po' di tempo per mettere in ordine i vari spunti, mettere a posto i pezzi e trovare un formato sensato.

Nel frattempo, vi lascio al video con accompagnamento musicale. Ci vediamo sulla strada!


domenica 17 aprile 2016

Terminator 2 e Missile Command




Terminator 2 è uno dei miei film preferiti, in assoluto.
Lo considero un capolavoro di epica moderna per i suoi contenuti e per il modo in cui li espone.
La scena con cui ho deciso di aprire questo post la considero la migliore di tutto il film: in questo momento, siamo ancora incerti su chi dei due sia il Terminator assassino (poniamoci nei panni di uno che veda il film per la prima volta, senza essere passato per spoiler o spot pubblicitari). Il destino del mondo è in bilico su quale dei due raggiungerà John Connor per primo, ma noi non sappiamo su chi puntare. In questo, è fondamentale il modo in cui sono costruite le rispettive scene introduttive per i due Terminator: mentre quella di Schwarzenegger, qui buono, ricalca da vicino la situazione iniziale del primo film, in cui lui era il robot assassino, la situazione in cui incontriamo il T-1000 è simile a quella in cui si trova Kyle Reese nel primo film, quando giunge nel presente per salvare Sarah Connor. E con entrambi, c'è spazio per il dubbio, fino al momento decisivo, l'ago della bilancia su cui poggia il destino della razza umana (cosa che anche il primo film faceva molto, molto bene).



Ma non è questo il motivo per cui vi parlo di questa scena.
Avete fatto caso al primo video game con cui John è alle prese? Si chiama Missile Command e ti mette nei panni del comandante di alcune stazioni di contraerea con il compito di salvare sei città da un bombardamento nucleare.
Per chi conosca qualcosa sulla mitologia di Terminator, l'analogia è piuttosto chiara. Per chi fosse digiuno: la storia Terminator ruota attorno a una guerra tra la razza umana e macchine intelligenti, in cui un'intelligenza artificiale ha portato la razza umana sull'orlo dell'estinzione scatenando una guerra nucleare a livello mondiale. John Connor sarà l'uomo destinato a guidare la battaglia contro le macchine, ultima speranza per il genere umano, cosa per cui Skynet (l'intelligenza artificiale responsabile del massacro) cerca di ucciderlo prima che possa assumere il suo ruolo di generale della resistenza.

Come avete visto nella scena, il montaggio ci fa credere che John Connor batta, con una certa facilità, il gioco.
Ma c'è il trucco.
Missile Command non si può battere. E' un gioco infinito, con difficoltà sempre crescente, fino a che non perdi. Non si tratta di riuscire a vincere, ma di quanto a lungo potrai ritardare la tragedia: la schermata con l'esplosione gigante e la scritta "The End" non è la vittoria, ma l'inevitabile sconfitta finale.
Sapendo questo, il film ci dice qualcosa di molto oscuro: per quanto John possa emergere vincitore dall'imminente conflitto con il T-1000, venuto dal futuro per ucciderlo, la sconfitta finale è ineluttabile. Potrà essere evitata, per qualche tempo, ma alla fine, ci sarà quella schermata finale che annuncia la distruzione di tutte e sei le città.


giovedì 3 marzo 2016

One-Two Combo - Episode 3 - The Last Stand (2013)

La luce malata di un lampione si riversa su una figura solitaria che passeggia per queste strade. Anche attraverso il vapore che sale dai tombini, così denso da appiccicartisi quasi addosso, si vede chiaramente che questo tizio, una volta, è stato qualcuno. Un tempo ormai passato. Ora, i muscoli sono afflosciati in fasci senza forza, il passo è pesante, stanco.
Ma noi non avremo pietà e ci massaggiamo le nocche in anticipazione. Non avremo pietà.

La nostra vittima.

Fair warning: spoiler sul finale. Subito. Come prima cosa.

#1 - in da feis) nessuno dei cattivi muore in maniera interessante. Se nel 2013 non hai ancora capito come devono funzionare le sparatorie nei film d'azione, la considero ignoranza colpevole.
Ci vuole di più che far vedere qualche arma di grosso calibro e gente che viene colpita dai proiettili.
Ogni morto deve essere interessante. Due, tre per inquadratura, stuntmen che volano via quando esplodono bombe e veicoli, uccisioni con armi improvvisate.
Le scene action funzionano e divertono quando sono viscerali, non asettiche.
Se tutto quello che hai da mostrarmi è il bang-bang e gente che cade, non hai niente da mostrarmi.


#2 - calci nelle costole mentre sei a terra) l'assenza delle battute pungenti, i cosiddetti "one-line zinger".
Se scrivi i dialoghi per un film con Arnold Schwarzenegger e non gli fai dire nemmeno una one-liner, stai sbagliando il modo in cui fai il tuo mestiere.

Il premio spalla più anonima di sempre va a Mr. Baffetto.


bonus - un ultimo calcio, per farti stare giù) il cattivo finale deve morire (sì, deve morire) in maniera ancora più interessante, sopra le righe e divertente di qualunque altra cosa abbiamo visto fino a quel momento. Ci vuole una one-line zinger (vedi sotto) a coronare il momento.
Due o tre cazzotti e un paio di manette sono un finale mollo in maniera allucinante. Come minimo, il signore della droga che ha causato tutto il casino deve volare giù dal Grand Canyon ed esplodere a mezz'aria.

Si fa così...


... E non così:


Bene, è venuto per noi il momento di allontanarci nella notte, ricordando qual è il meglio della vita.




lunedì 25 gennaio 2016

One-Two Combo - Episode 2 - Ladyhawke

Si avvicina nella penombra. Procede con sicurezza, anche in questo postaccio.
Salutiamolo a modo nostro.

Si chiama Ladyhawke, 1985, regia di Richard Donner.



#1 - right hook) le musiche.



Gli anni '80 furono un buon periodo per il fantasy al cinema, abituandoci a musiche fiabesche ed eteree, o a gloriose marce dal passo pesante come una montagna in movimento, fra tamburi e fanfare.
Per questo, Ladyhawke ci spiazza (positivamente) con il suo misto di orchestra e progressive rock, in una delle scelte musicali più azzeccate di sempre.
Prima che saltino fuori voci in fervente furore circa i primati del rock nel fantasy al cinema, Bowie canterà Magic Dance in Labyrinth solo l'anno dopo. Idem per i Queen, con la sublime colonna sonora di Highlander.

#2 - cross dritto in faccia) l'uso delle luci. Una cornice perfetta alle scene salienti, permettendoci di toccare con mano le emozioni dei personaggi.



Questo è cinema, nella sua forma più alta.

E anche questa volta, abbiamo messo a segno i nostri due colpi. Ci allontaniamo nella nebbia serale senza dire una parola.

lunedì 21 dicembre 2015

NO SPOILER - Star Wars Episode VII - The Force Awakens


Sala del cinema.
Si spengono le luci, squilla la fanfara e sono di nuovo nella Galassia.
"Chewie, we're home."
Per chi è cresciuto con Guerre Stellari, è inevitabile tirare un sospiro di sollievo ritrovando i familiari corridoi del Falcon. Siamo a casa, assieme ai nostri eroi.



Chewie, we're home.

Non ho ancora letto recensioni. Non voglio farmi influenzare dal parere di altri prima di aver scritto il mio, cosa per la quale mi sono preso un paio di giorni di riflessione.
Non sarà facile parlare di questo film.
Mi è piaciuto? Sì, su questo nessun dubbio, e non solo come fan. Però ha i suoi difetti, alcuni non da poco.
Cercherò quindi di procedere con ordine e dissezionare per bene almeno il grosso di quanto ho in mente.

Andrò per punti.

#1 - il feeling è quello giusto.

Ci sentiamo davvero tornati nella Galassia che ci ha appassionati quando eravamo piccoli. E non era scontato che fosse così. Abrams si è ritrovato fra le mani un bel pugno di castagne bollenti, che non era affatto facile da gestire.
Ma la domanda è: è riuscito a servirci un piatto gustoso, senza scottarsi?

Secondo me, sì.
Mi sono sentito più "a casa" con il film di Abrams, che con i tre film della trilogia prequel.
Compaiono volti e luogi noti anche nei tre capitoli più recenti, ma Lucas, con la sua regia fredda e i dialoghi insipidi, non è mai riuscito a farci provare gli stessi sentimenti di quei tre secondi in cui Han Solo entra nella cabina di pilotaggio del Falcon.

Quest'immagine mi riporta indietro di 30 anni.

#2 - la trama è poco organica.

Qui, il giocattolone scricchiola, con una storia che viene tirata in troppe direzioni differenti.
Cercherò di spiegarmi.
In una buona storia, deve esistere uno scopo chiaro, che ci trascina dall'inizio alla fine. Chiamiamolo il "motore" della storia. Per esempio: la Morte Nera deve essere distrutta. Indiana Jones deve impedire che l'Arca finisca nelle mani dei nazisti. Jake ed Elwood devono completare la loro missione per conto di Dio. John Matrix deve salvare sua figlia. James Bond deve sventare il piano del Dottor No. John McClane deve salvare la moglie dai rapinatori del grattacielo Nakatomi. Mr Incredibile deve scegliere fra la propria vanità e la propria famiglia. Marlin deve ritrovare suo figlio Nemo.
Potremmo andare avanti per ore, ma direi che il concetto sia chiaro: ogni buona storia ha un singolo "motore", che innesca la domanda "ce la farà il nostro eroe?", la quale poi ci spinge ad appassionarci alle vicende narrate. Questo motore ha però bisogno di essere chiaro sin da subito e, soprattutto, deve essere uno e unico, così da permetterci di focalizzare su di esso tutta la nostra attenzione e le nostre aspettative.
E questo, ne Il Risveglio della Forza, manca.
La vicenda parte dichiarando che è necessario trovare Luke Skywalker, scomparso da tempo.
Ma non ci viene mai chiaramente spiegato il perché. Non abbiamo una motivazione forte.
Quindi, il motore primario parte "a mezza velocità": mentre (tanto per restare in famiglia) era chiaro che la Morte Nera dovesse essere distrutta perché altrimenti l'Impero avrebbe avuto il potere assoluto di distruggere qualunque pianeta, qui non ci viene mai data nessuna ragione concreta per cui il ritrovamento di Luke sia vitale alla causa dei nostri eroi.
Per di più, la nostra attenzione viene sviata da altri quesiti: c'è un Nuovo Ordine malvagio che tenta di prendere il potere. Gli eroi devono abbatterlo? C'è un nuovo cattivo in gioco. I nostri eroi devono ucciderlo? Salvarlo dal Lato Oscuro? C'è una nuova Morte Nera. I nostri eroi devono distruggerla?

Ad alcune di queste domande si trova risposta. Ma nessuna viene posta con forza tale da permetterci di investire le nostre speranze in essa, fondamentalmente perché ciascuna toglie spazio alle altre.
Manca, in conclusione, una motivazione forte che ci spinga a voler veder trionfare i protagonisti. Al di l di "devono vincere perché sono i buoni", non abbiamo molto.

#3 - un buon lavoro sui personaggi, ma con troppa carne al fuoco.

Credo che uno dei compiti più difficili fosse far sì che i nuovi personaggi fossero all'altezza dei vecchi, non in quanto icone (per quello ci vorranno anni), ma capaci di catturare il pubblico in maniera simile. E qui JJ Abrams riesce nel compito, anche se solo in parte, principalmente perché si è ritrovato troppa roba tra le mani.
Si dovevano fare i conti con alcuni ritorni importanti, inevitabili. E un personaggio come Han Solo prende tanto spazio in scena. Inevitabile che lo rubi alle controparti più giovani.
Però c'erano anche i personaggi nuovi: Rey, Finn, Poe Dameron, BB-8, Kylo Ren, il Leader Supremo Noke.
Tra questi, solo Rey e Finn, i due protagonisti, sviluppano un arco personale completo e coerente, che ci porta a credere nell'instaurarsi di un rapporto di stima reciproca e di amicizia.
Gli altri devono fare i conti con il poco spazio che resta loro.

BB-8 risulta essere solo la macchietta comico-tenera. Non ha spazio, né modo, di aiutare effettivamente gli eroi a sopravvivere al loro viaggio (ricordate come C1-P8 bloccasse lo schiacciatore di rifiuti prima che Han, Luke e Leia fossero ridotti a sottilette spaziali?). Ed è un peccato, perché quando annunciarono la sua presenza nel film credevo che l'avrei odiato quasi quanto Jar-Jar, invece è una spalla comica perfetta. Peccato che sia solo questo.

Poe Dameron subisce una sorte forse peggiore. Quella del personaggio dimenticato. Diventa difficile credere all'abbraccio fraterno fra lui e Finn, quando non si sono visti che per pochi minuti all'inizio, condividendo solo un breve viaggio all'interno di un caccia stellare. Che cosa hanno condiviso di così importante da farli diventare fratelli d'arme?
Han e Luke all'inizio non si sono simpatici, anzi: c'è aperta antipatia fra loro. Luke non si fida e Han lo giudica un ragazzino incapace. Le avventure che condividono, però, li legano fraternamente e il loro abbraccio alla fine del film è credibile, perché abbiamo vissuto assieme a loro i pericoli che hanno eliminato le barriere fra loro.

I Leader Supremo del Nuovo Ordine, il novello Imperatore della nostra storia, avrebbe forse beneficiato maggiormente a rimanere nell'ombra, dando nel contempo più spazio ad altre figure più importanti per la storia in atto.

#4 - la casualità di comodo interviene forse troppo spesso.

Questo è una cifra stilistica in cui Abrams ha il vizio di incappare un po' troppo spesso. Pensiamo al suo Star Trek (il primo): verso la metà, Kirk viene abbandonato su un pianeta. Per lui dovrebbe essere la fine dell'avventura: non c'è modo di fuggire. Ma qui, guardacaso, trova lo Spock proveniente dal futuro, che gli può chiarire tutti i misteri accumulatisi fino a quel punto. Sempre per caso, qui  si trova anche l'ingegnere Scotty (mai visto o menzionato prima nel film) che, sempre guardacaso, è l'unica persona in tutto l'Universo a poterlo teletrasportare sulla nave dalla quale è stato cacciato mentre sta viaggiando a velocità warp. Tutta una serie di soluzioni comode volte a mandare avanti la trama nella direzione voluta. In questi momenti, la mano dell'autore è troppo visibile e la credibilità del film ne risente: come si può chiedere allo spettatore di temere per il protagonista, quando, nel momento di massima difficoltà, le cose si risolvono per caso a suo vantaggio, senza che lui debba far nulla?
E, purtroppo, anche Episodio VII risente di questo effetto, in diverse occasioni. Nulla di grave quanto Star Trek, ma abbastanza da far notare le forzature. Troppe le cose che si trovano "per caso" sulla strada dei nostri eroi, comparendo dal nulla per risolvere la situazione in cui si trovano o puntarli sulla strada giusta.
E questo è un gran peccato perché, con la mano di Kasdan nella sceneggiatura, credo si avesse il diritto di pretendere un po' di più.

#5 - ci sono guizzi di regia veramente spettacolari, degni della Hollywood migliore.

Fermiamoci un momento a considerare chi sia JJ Abrams. Questo tipo ha tirato fuori Cloverfield, che è un piccolo gioiello di sequenzialità narrativa (all'epoca in cui uscì al cinema, fui incapace di apprezzarlo pienamente).
Però è anche la mano dietro a due Star Trek decisamente banali, sia dal punto di vista narrativo che visivo. Il suo abuso del lens flare (un trucco con cui si ricrea artificialmente un tipo di ripresa "sbagliato" che avviene quando la telecamera punta direttamente contro una sorgente di luce, creando un bagliore che nasconde parzialmente l'immagine) è stato così plateale da diventare un meme internettiano.
Sarò onesto: non mi aspettavo alcunché di notevole. Meno che mai nel reparto luci.
Eppure c'è un momento che mi ha smentito (e qui proverò a spiegarmi senza però fare spoiler, perché sto parlando della scena madre del film): abbiamo un personaggio dilaniato dal conflitto fra il Bene e il Male presenti in lui. Per Star Wars, un tema classico. Il modo in cui questo scontro di emozioni viene mostrato su schermo mi ha colpito, nella sua semplice efficacia: da un lato, la luce che l'ambiente proietta sul viso del personaggio è rossa, sanguigna. Dall'altro, una luce azzurra, gentile (e sappiamo che la contrapposizione di questi due colori è particolarmente emblematica per Star Wars). Il volto è diviso a metà: il Bene e il Male sono in equilibrio. E quando, nel momento decisivo, una delle due si affievolisce, sappiamo con un attimo di anticipo ciò che sta per succedere.
Fra i migliori dell'intero film, questo momento rende piena giustizia all'immensità dell'azione.
Non vi dico altro. Se non l'avete ancora visto, capirete nel momento giusto.

Tirando le somme, il film mi è piaciuto davvero molto. Ci sono tutti gli ingredienti delle Guerre Stellari vere, quelle che ricordiamo sin da piccoli, ma ammodernate, spesso in senso positivo. Episodio VII è per tanti versi un remake, tutto sommato ben riuscito.
Rivaleggia con i tre film vecchi? No, secondo me. Del resto, non mi aspettavo che lo facesse: la vecchia trilogia è nel mio, nel nostro cuore da tanto tempo. Ben difficile sostituirla ora.
Credo però che sia un film capace di conquistare le nuove generazioni di piccoli starwarsiani e che sia un degno testimone a cui passare la torcia (laser, ovviamente).

E' la nostra Galassia.
E' il nostro parco giochi.
E' la nostra casa.

Sono rimasto molto colpito dal lavoro di Abrams, che ha mostrato un rispetto enorme per l'ambientazione, molto più di quanto non si possa dire dello stesso George Lucas.
Il Risveglio della Forza non è un film perfetto. Avrebbe potuto essere solo un giocattolone con le luci. Avrebbe potuto essere un nostalgia trip fine a sé stesso. Avrebbe potuto essere solo un altro capezzolo da cui mungere la vacca piena d'oro che è questo immenso franchise.
E invece, grazie anche alla passione con cui è stato realizzato, è una porta nella fantasia, che ci riconduce in quella Galassia lontana lontana, dove la Forza è un campo di energia mistica che circonda e unisce tutte le cose viventi, dove le astronavi volano nell'iperspazio e le battaglie vengono combattute a colpi di spade laser.
E' la nostra Galassia.
E' il nostro parco giochi.
E' la nostra casa.

sabato 31 ottobre 2015

One-Two Combo - Episode 1 - Daredevil

Prima di tutto, le regole.
Una storia. Due colpi.


Funzionerà così: sceglierò un titolo, che potrà essere qualunque cosa, romanzo, fumetto, serie Tv, film, videogioco... a patto che racconti una storia. Quindi, gli mollerò una veloce combo di due cazzotti sotto forma di commento, prendendo di mira un particolare aspetto di quel titolo. Solo due cazzotti e via. Nessun giudizio.


Come due che si incrociano per strada e uno molla all'altro due cazzotti in faccia, per poi tirare dritto. Non si odiano. Non sono amici. Si sono semplicemente incontrati.

Il primo sventurato a incrociarci sul nostro squallido marciapiede dei sobborghi è Daredevil di Drew Goddard, serie TV che trovate su Netflix. E dato che Netflix c'è anche qui in ita e che si tratta di un'offerta superba, non fate gli stronzi con i torrent e fatevi l'abbonamento, che costa due lire.


Ma passiamo all'azione.

#1 - quick jab) La sigla. Guardatevela.



Mi piace l'idea della città costruita con il sangue. Un sangue viscoso, sporco, che non ti laverai mai dalle mani. E il parallelo tra il volto della Giustizia e quello di Daredevil, anche loro plasmati da un denso velo sanguigno, sono un'immagine bella potente ed efficace. Un minuto basta per trasmetterci tutto ciò di cui abbiamo bisogno per iniziare.

#2 - uppercut) Le lezioni. Quelle apprese dalle altre serie e dalle cose passate. Perché, ammettiamolo, Daredevil è la risposta (volontaria o meno) che la Marvel rivolge ad Arrow della DC e lo fa non in punta di fioretto, ma con un elegante cazzotto alla mascella. Serie cupa, realistica (realisticheggiante), in cui la città è un teatro sporco e corrotto in cui il disonesto ha il potere assoluto. Ma dire solo questo sarebbe limitativo. Senza roba come Kickass, Daredevil non avrebbe visto la luce, non in questa veste. Perché è Kickass, cinematograficamente parlando (dunque non parliamo del fumetto di Millar/Romita Jr: c'è indubbiamente la connessione, ma se seguissimo questo filo, ci imbarcheremmo in un incontro sul ring a dieci riprese, a noi interessano due semplici pugni), a dimostrare che il genere supereroistico può avere successo con il grande pubblico pur essendo declinato in un'ambientazione in cui il cattivo è un gangster vero, che uccide senza remore appena ne ha l'occasione e non aspetta chissà quale convergenza mistica per ucciderti, non ti deve dimostrare nulla, non ti spiega il piano prima di ucciderti. Ti cerca, ti bracca, tortura, mutila e uccide tutto ciò che può portarlo a te e quando ti raggiunge ti ammazza. Fine. Vuoi vivere? Non farti trovare. La sensazione di pericolo vero deriva da qui, non dalle capacità del protagonista, ma da un cattivo che si comporta da persona reale, uno che ha un sacco da perdere, né remore morali di alcun tipo a rimuovere qualunque ostacolo gli si pari davanti. Soprattutto, uno che ha il potere per farlo.

Bum-bum. Uno-due.
Per oggi è tutto.

Tiriamo dritti nella luce giallastra dei pochi lampioni traballanti che ancora cercano di illuminare questi vicoli pieni di spazzatura. Testa incassata fra le spalle, solleviamo il cappuccio e continuiamo per il nostro cammino, le nocche a mala pena arrossate da questo primo incontro fortuito.
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