giovedì 24 maggio 2012

Essere personaggi secondari in un film horror

Non è una vita facile.
I personaggi secondari sono quelli che difficilmente vedranno la fine del film. Ma ci sono le eccezioni.
Se mai vi venisse il dubbio di essere in un film, non perdete tempo a sperare di essere il protagonista. Tirate subito le ovvie conclusioni: siete una comparsa. Agite di conseguenza e forse vedrete i titoli di coda.

Cominciamo da un consiglio semplice semplice: la professione.
Veterinario, senza ombra di dubbio. Perché? Avete mai visto qualcuno farsi avanti proclamando: "Ero un chirurgo vascolare di fama internazionale! Ricucivo lacerazioni alle arterie femorali come passatempo al posto del sudoku"? No.
La ragazza chiederà disperata se c'è un medico per curare lo squarcio del suo povero babbo morso dagli zombi (ignara del fatto che il vecchio è già fottuto) e si farà avanti un povero sfigato che, interrogato solo nel momento più delicato sulle sue competenze (pensarci prima no, eh?), risponderà: "Chirurgo? No, veterinario."
Fateci caso. Sempre così.
Veterinario for the win, se cercate una buona professione per sopravvivere all'imminente catastrofe.
Va da sé, vista la cronica carenza di chirurghi vascolari di fama mondiale, che questa è, conversamente, una pessima scelta per la carriera.

 Visto che succede a voler fare i chirurghi?

Il secondo consiglio è una postilla del primo (vecchio, morso): se una persona con la giugulare squarciata si muove, brancola e, soprattutto, tenta di azzannarti, non è che ci sia qualcosa che non va. Sei in un fottuto mare di mer... Non fare domande, tanto la risposta sarebbe: no, non sto bene, idiota, ho le dannate budella di fuori! Scappa.

Se un rumore viene definito "sospetto", c'è un motivo ben preciso. Non andate a indagare.

Qui non siamo in America: le armi non le hanno tutti. Qui nessuno ha una colt nel cassetto accanto al martello e al cacciavite. Se si ha la fortuna di trovarsi assieme a qualcuno che è armato, sa usare l'arma in questione e ha dimostrato di non volerci male, evitiamo di suggerire "Separiamoci". Tanto lo sappiamo che, nel caso, lo stronzo che finisce nella stanza buia piena di zombi, sei tu.

 Brava cretina, ottima idea.

Se ti trovi, da bravo stronzo, nella suddetta stanza deserta (ma piena di zombi in agguato), evita di chiedere ad alta voce se "c'è qualcuno". Sì che c'è e quel qualcuno vuole sbranarti. Si tratta del tipico caso "don't ask, you don't want to be told".

Per la stessa ragione, se trovi una rivista porno, non metterti a leggerla. Per due semplici motivi: 1) chi trova una rivista porno e si ferma a leggerla, nei film, viene sbranato vivo di lì a poco da uno zombi che avrebbe potuto notare benissimo se non avesse avuto gli occhi fissi sulle zinne di Miss Luglio. 2) Perché credi che quella rivista sia stata lasciata lì? L'ultimo che la leggeva era quello che guardava le zinne di Miss Luglio e ora è lo zombi che sta aspettando un altro stronzo come lui.

Quando fuggi per le scale, la direzione giusta è verso il basso: in basso c'è la strada, in alto c'è il tetto. Se finisci in strada, puoi fuggire comodamente. Se finisci sul tetto, puoi fuggire in strada, ma poi ti fermi lì.

Come alternativa per i pigri, quelli che non vogliono fare nulla o che non sanno fare nulla: individuate il protagonista e donategli il vostro amore. Farà tutto lui al posto vostro. E' un mondo aperto, questo, quindi il consiglio vale per tutte le possibili combinazioni di maschi e femmine e, all'occorrenza (si sa che l'amante gelosa e respinta muore sempre male), non fate storie: valgono anche i threesome e le gangbang, tanto, nel mondo dell'apocalisse zombi, chi volete che vi giudichi? Al massimo, una vecchia bisbetica che comunque morirà sbranata a metà del film (è quella che sente strani rumori e indaga, sperando di trovare una coppia intenta a fare le maialate, su cui riversare un torrente di moralità e invece trova un nido di zombi incazzati neri).

Questo post è dedicato alle migliaia di comparse che muoiono in modo stupido e tutto sommato inutile in centinaia di film dell'orrore.

giovedì 10 maggio 2012

Scrittori in Causa

Mi sono imbattuto, non troppo tempo fa, in questo blog, che è davvero molto interessante.
Le sezioni che ho letto mi sono parse abbastanza equilibrate da potersi considerare serie. La redazione è composta interamente da professionisti pubblicati, quindi possiamo immaginare che quanto dicono sia effettivamente basato su un'esperienza sul campo e fanno leva su un concetto che ritengo sia basilare, benché poco diffuso: il rapporto autore-editore è e deve essere un contratto di lavoro alla pari.
Nel blog si parla di svariati argomenti, tutti comunque legati all'editoria, alle sue trappole e al suo funzionamento, con un occhio di riguardo a chi, come me, si troverebbe nella non facile posizione di esordiente.

Confusione? Smarrimento? Spesso serve qualcuno che ci dica qualcosa di chiaro.


Utilizzano, in almeno un articolo, una definizione che mi è piaciuta molto, cioè "Legge di Darwin dell'editoria", che sintetizza molto bene le difficoltà a cui va incontro chi vuole far parte di questo mondo e, nel frattempo, ci dice in maniera assai immediata che si tratta di un settore in cui si deve lottare, per emergere. Mai arrendersi.
Consiglio caldamente la lettura a tutti gli interessati, soprattutto per quanto riguarda le sezioni sul contratto e il compenso, che notoriamente possono mettere in difficoltà un esordiente, il quale ha magari paura di essere rifiutato se chiede, non dico troppo, ma anche solo qualcosa.
In definitiva, come ho già accennato, quello che mi è piaciuto di questo blog è il tono di serietà e sobrietà, esponendo gli argomenti in maniera semplice e chiara, senza lasciarsi prendere da emozioni e senza illudere.

Chiudo linkandovi questo breve e simpatico filmato, che compare sul blog in questione.

Consigli dati in maniera simpatica. Non per questo da prendere sottogamba.

venerdì 4 maggio 2012

[The Avengers] - Caro Peter Jackson, è così che i nerd fanno i film

Ho visto questo film domenica scorsa.
Devo dire di aver avuto fortissimi dubbi in merito: gli ultimi film Marvel sono stati un po'deludenti (Capitan America soprattutto), Whedon al cinema non ne azzecca una, troppa carne al fuoco.
Aggiungi che il film dura quasi due ore e mezza.
Il rischio della cazzata stile Peter Jackson, in cui ti ammazzi di martellate sui gioielli di famiglia per metà della pellicola, passando l'altra metà a meditare cercando di dare un senso a quello che vedi, era grosso.

E invece no.
The Avengers è un film sconclusionato, grezzo, ignorante ed estremamente divertente. Deve la sua efficacia, secondo me, a due fattori: non si prende mai troppo sul serio e, cosa molto importante, è fondamentalmente una commedia.


SPOILER ALERT
as usual, siete avvertiti

Ma non voglio tediarvi con lunghe righe, wall of text e quant'altro. Facciamo che metto giù un elenco di cose, così come mi vengono in mente, senza ordine preciso.
  • Loki.
Il cattivissimo, ha a disposizione due potenti armi. Ha il Tesseract, sorta di cubo di rubik che fa scintille, spara raggi mortali, esplode e apre portali verso astromondi. In comodo formato tascabile. E ha lo scettro che gli consente di soggiogare al proprio volere scienziati, supereroi e cheerleader, spara palle di fuoco, infilza agenti in doppio petto, ma non funziona su Robert Downey Junior, perché... Boh, perché sì. I nerd s'inventeranno di sicuro qualche cazzata per spiegare la cosa, salvando in corner gli autori. Tutto questo crea una minaccia cosmica pseudo-credibile per poter far squillare la chiamate alle armi.

  • Il piano malvagio™.
- Vediamo... Come possiamo fare?
- Uh, bello! Facciamo che c'è Loki che, stufo di giocare col suo bastone (lo scettro, che avete capito?), decide di fare un'invasione di alieni sulla Terra, ma poi non potrà mai controllarli e in definitiva il potere che insegue è solo un sogno irrealizzabile.
- Perché?
- Ma perché è pazzo, ovviamente!
- Uhm... D'accordo, ma non basta. Loki è un astuto calcolatore, non farebbe mai nulla di così brutalmente diretto.
- Allora... Allora facciamo che si lascia catturare apposta, perché il suo piano malvagio è di... Di... Ecco, ci sono! Il suo piano malvagio è di lasciare che tutti gli Avengers vengano radunati nella nave volante e poi sperare che Hulk s'incazzi e spacchi tutto e tutti.
- Bello!
- Fighissimo, hai idea di quante cose potremo devastare così? Magari facciamo pure che la nave precipita e Iron Man deve ripararla.
- Apposto, mezzo film fatto. Poi?
- Beh, poi arrivano Li aGlieni e i nostri beniamini li picchiano tutti, con esplosione nucleare alla fine.
- Manda in approvazione finale e gira il teaser trailer.

  • L'Agente Coulson. 
- Ma questo attore qui... Come si chiama... Ma sì, quello che è sempre presente in tutti i film Marvel... Quello con la faccia da scemo che sorride sempre, manco fosse alla festa delle cheerleader disinibite... Vabbe, facciamo che muore, così i nostri eroi potranno finalmente trovare una ragione per combattere assieme, uniti e tutti amici, mentre noi risparmiamo sul bilancio. E poi... Ma chi se ne frega, se ce lo dimentichiamo. Tanto con le botte da orbi che si danno, chi vuoi che se lo ricordi sto sfigato qui!

  • Le battute.
- Ci vuole un regista e autore che faccia cagare, ma che sappia far dire battute divertentissime, di quelle "I've got an army!" "We've got a Hulk!"
- Perché?
- Così tutti si sdraiano dal ridere e nessuno s'accorge delle puzzonate galattiche contenute nel film.
- Bello, dai, approvato! Chi usiamo?
- Ci sarebbe Whedon. Costa poco e ha già lavorato per la Marvel.
- Arruolalo.

  • Hawkeye. 
- Ma che lavoro fa questo qui?
- E' un Avenger, da sempre.
- Sì, ho capito, ma che superpoteri ha?
- E' un bravo arciere, veste di viola.
- No, dai sono serio, che sa fare?
- Ma niente! E' un cristiano qualunque che gli avanzava un arco delle uova di pasqua ed è stato arruolato.
- Non mi convince.
- Ma sì, poi basterà farlo sponsorizzare da Rob (Downey Jr).
- Cioè come?
- Facciamo dire a Rob (Downey Jr) qualche puttanata simpa delle sue, tipo "Vieni, Legolas" e tutti rideranno. A quel punto è fatta, non c'è bisogno che abbia un ruolo vero.
- Mi piace come ragioni. Hai luce verde.

  • Sempre Hawkeye.
- Dai, facciamogli almeno avere un ruolo, nella vicenda.
- Ok. E se Loki lo possedesse?
- Carnalmente?
- Ma no, che hai capito, con lo scettro!
- Ma scusa, tu che ti guardi la sera? No, aspetta, non lo voglio sapere. Dai, facciamo come dici: Hawkeye passa al servizio del cattivo, e poi?
- E poi lo aiuta a rubare tutto quello che gli serve per far iniziare l'invasione e uccide un sacco di gente, il che è un problema drammatico, visto che lui è buono.
- Rimorsi? Non prenderà troppo tempo? Guarda che abbiamo solo due ore e mezza, mica possiamo fare come Peter Jackson.
- Ma no, gli facciamo fare una scena con Scarlet, in cui lei gli dice "sticazzi, non è stata mica colpa tua" e vedi che va tutto a posto.
- Mi sembra una puttanata, dici che se la berranno?
- Sbottoniamo la zip di Scarlet giù di 5 cm, inquadratura ravvicinata, un po'ammiccante.
- Sei un genio. Ma come fa poi a tornare buono?
- Sempre Scarlet.
- Gli fa vedere le tette?
- No, gli dà una botta in testa, funziona sempre, l'ho visto fare da Will E. Coyote l'altra sera.
- Hai la mia approvazione incondizionata.

 The Avengers, la locandina!
I bambini l'adorano.

  • La battaglia finale.
- Senti, nella battaglia finale che facciamo? Mica li abbiamo i soldi per far invadere tutta la Terra. C'è la crisi, qui dobbiamo risparmiare e giù al reparto effetti speciali chiedono un tanto ad alieno.
- Tranquillo, basta fare che invadano solo New York.
- Bello, mi piace l'idea delle scene di panico collettivo. E poi spaccare Times Square è sempre divertente.
- Certo! E poi faremo vedere Li aGlieni che arrivano sulle motorette volanti e sparano ovunque, seminando il caos!
- Buono. Però dovremmo inventarci qualcosa di più. Quattro gonzi sulle motorette volanti che sparano raggi psichedelici sopra Manhattan, mica fanno paura.
- Allora... Facciamo che Li aGlieni che invadono la Terra hanno gigantesche anguille meccanizzate volanti!
- Ma che cavolo ti sei fumato oggi?
- Che c'è che non va nelle anguillone ultragalattiche? Sono pure più belle dei dischi volanti, hanno gli omini aGlieni attaccati dappertutto e sparano raggi laser. Raggi laser! Capisci? E poi arriva l'esercito che risponde al fuoco con armi automatiche! Interverrà la polizia, accorrerà la guardia nazionale, ci sarà Nick Fury, gente che urla di qua, passanti che muoiono sotto le macerie o arsi vivi! Sarà una carneficina, un macello, un massacro!
- Oh, vacci piano, qui non possiamo far morire nessuno in presa diretta!
- Eh? Ma perché?
- E' un film sui supereroi, allocco! Passiamo tre ore a fare il make-up a Chris Hemsworth, due a insufflargli i muscoli con il gonfia-canotto, otto a lucidargli i capelli, uno per uno con l'esperta giapponese schizoide di sciampo Testanera, e poi vuoi che non riesca a salvare gli inermi? Ma per cortesia.
- Fa lo stesso, facciamo che allora Li aGlieni entrano in banca...
- Ma sei cretino? Che se ne fanno quelli di entrare in banca. Con tutti i posti che hanno da conquistare... E poi c'è il dollaro in crisi, al massimo ci si puliscono...
- Aspetta! Entrano in banca e prendono in ostaggio numerosi civili inermi, minacciandoli con le loro armi ultratecnologiche.
- Scusa, fammi capire: è in atto un'operazione militare per invadere la Terr... New York, passando a due o tre per volta dal portale aperto con il cubo di Rubik... E questi perdono tempo a fare la fila allo sportello? Mi spieghi che ragionamento è questo? Ci rideranno dietro per secoli!
- E qui sta l'inghippo! Prima facciamo fare qualche cazzata buffa a Hulk o a Rob (Downey Jr), così quelli ridono. E, mentre ridono, gli facciamo vedere la scena degli ostaggi. Poi un po'di curve di Scarlet e, proprio mentre gli spettatori sono ancora rincoglioniti, BAM! Entra in scena Capitan America, con scudo e tutto il resto, che, sprezzante del pericolo e con gran rischio personale, pesta Li aGlieni, salva gli ostaggi e, assieme a loro, una banca americana! Più eloquente di così...
- A volte mi fai paura e provo ribrezzo al solo guardarti, sapendo che hai una mente così degeneratamente malvagia. Ma poi penso all'odore che hanno le banconote che questo film ci farà guadagnare. E mi rendo conto di amarti follemente.
* * *

Il film, alla fine dei conti, non delude: le scene d'azione danno spazio a tutti i protagonisti, indistintamente (come il resto del film) e riescono a trasmettere il giusto tasso alcolemico di ganasseria e supereoismo, più tanta, tanta, tantissimissima ignoranza grezza.
Per la prima volta: ottimo lavoro Whedon, finalmente una l'hai imbroccata sul grande schermo.

Edit: il motivo per cui ho defalcato l'ultima frase lo trovate qui.

mercoledì 4 aprile 2012

Arnold li picchia a tutti

Mezz'ora di tempo libero. Niente da fare.
Tempo di una sfida fra action movies vecchio stile. Come? Ma con il body count, ovviamente!

Nell'angolo a sinistra, in calzoncini camo, John Matrix (Arnold Schwarzenegger) dal film "Commando" (1985).

 John Matrix.
Professione: spaccare il culo ai terroristi.

Nell'angolo a destra, in nero-SWAT, Barney Ross (Sylvester Stallone), Lee Christmas (Jason Statham), Yin Yang (Jet Li), Toll Road (Randy Couture) e Hale Caesar (Terry Crews) dal film "The Expendables" (2010).

I Sacrificabili.
Professione: la stessa di John Matrix, ma si danno gentilmente una mano l'un l'altro.

Ho scelto questi due film per due motivi: primo, Schwarzy e Sly sono due rivali di vecchia data.
Secondo, in entrambi i casi, gli avversari che i contendenti dovranno affrontare sono un paio di centinaia di pupazzi (possiamo tranquillamente definirli birilli segnapunti) al soldo del dittatore sudamericano di turno.
Più neutro di così, il campo di battaglia non si poteva avere.

Regole:
  1. vale solo la battaglia finale
  2. solo i morti "on screen"
  3. quelli già a terra all'inizio di un'inquadratura non valgono
  4. tutti i caduti con ferite si considerano morti
  5. si calcolano i morti pro capite
Il conteggio totale dei morti favorisce The Expendables: 104, contro i 97 di Commando (morto più, morto meno).
Ma abbiamo detto che valgono i morti pro capite, quindi i 104 vanno suddivisi equamente fra i cinque componenti del gruppo, il che fa 20 e un pezzo a testa.
John Matrix, i Sacrificabili se li mangia a colazione (conditi da un po'di berretti verdi, ovviamente).
Mi spiace Sly, sarà per la prossima volta. Più o meno, quando imparerai a non prenderti troppo sul serio.

Arnold può festeggiare in tutta tranquillità...


... Mentre Sly torna a casa acciaccato.


Ovviamente, l'ispirazione per questa cazzatiella è la scena del body count di Hot Shots 2.

Non so a voi, ma a me questa scena ammazza ancora dalle risate.

mercoledì 28 marzo 2012

Il Viaggio dell'Eroe di Chris Vogler

Non starò a parlare troppo a lungo di questo libro. Chi l'ha letto, saprà di cosa parlo. Chi non l'ha letto, farebbe comunque meglio a farlo.


 Luke Skywalker, eroe di Star Wars.
Non a caso, uno dei modelli più frequentemente citati da Vogler.

Uno degli esercizi più utili che mi siano mai stati consigliati è quello di prendere un'opera e applicare a essa i principi elencati da Vogler, imparando così non solo a riconoscerli, ma anche a utilizzarli nel contesto appropriato. Una sorta di reverse-engineering, per intenderci.

Vogler suddivide le opere nei seguenti "passaggi":

PRIMO ATTO
  1. Mondo Ordinario - è il mondo della non-avventura in cui si trova l'eroe all'inizio e, generalmente, è minacciato o comporta una minaccia per l'eroe (non necessariamente fisica).
  2. Richiamo all'Avventura - il momento in cui il mondo "straordinario" si affaccia sull'ordinario: è il ritrovamento di un oggetto, l'arrivo di una persona, un cambiamento catastrofico.
  3. Rifiuto del Richiamo - l'Eroe ha paura o, per qualche ragione, non vuole intraprendere l'avventura: ha bisogno di un richiamo particolarmente forte, per abbandonare la sicurezza del mondo ordinario e avventurarsi nell'ignoto.
  4. Mentore: è la guida, il personaggio che ha già conosciuto il mondo dell'ignoto e che quindi può indirizzare i passi dell'Eroe.
  5. Prima Soglia: è il primo passo nel mondo dell'avventura. Tutto è strano e confuso, l'Eroe, che è agli inizi del suo viaggio, ne è spaventato.
SECONDO ATTO
  1. Prove, Alleati, Nemici: entrano in scena gli amici, che aiutano l'Eroe nel suo viaggio. Il loro legame sarà cementato dalle prove che dovranno superare assieme, spesso poste sul loro cammino dai Nemici.
  2. Avvicinamento alla Caverna più Recondita: è il momento in cui l'Eroe affronta tutte le sue più oscure paure. Questo è il centro del mondo straordinario, in cui i misteri si infittiscono.
  3. Prova Centrale: è la prova più difficile del viaggio, quella in cui l'Eroe rischierà di morire e dalla quale ne uscirà per sempre cambiato, in un modo o nell'altro.
  4. Ricompensa: la prova centrale ha insegnato qualcosa all'Eroe, gli ha illuminato il cammino, ha svelato l'ultimo segreto lasciato dal Mentore e ora l'eroe è completo. E' il momento della Rivelazione.
  5. La Via del Ritorno: forte delle lezioni apprese, l'Eroe, ormai maturo, intraprende il viaggio finale.
TERZO ATTO
  1. Resurrezione: in maniera simile alla prova centrale, questa è una nuova morte con resurrezione dell'Eroe, ma diversa. Questa volta la morte non è un'ordalia, ma una purificazione. L'Eroe sa che cosa sta affrontando, perché l'ha già fronteggiato prima. Ora è in grado di camminare a testa alta nel pericolo.
  2. Ritorno con l'Elisir: è la conclusione del viaggio. Superate tutte le prove, l'Eroe conclude il suo viaggio con la risoluzione al conflitto iniziale, quello che minacciava lui o il suo mondo ordinario.
Ecco, questo è quanto dice Vogler.
Ultimamente, ho applicato l'esercizio (lo trovo ancora utilissimo, non solo come esercizio sul banco di prova dei corsi, ma anche una sorta di continua verifica personale, dato che l'apprendimento dell'autore non finisce mai) al film Pixar Up. E, pur cambiando l'ordine di alcuni degli elementi (è Vogler stesso ad avvisare che la struttura non è scolpita nella roccia), i risultati sono davvero sorprendenti.

La locandina di Up.


PRIMO ATTO
  1. Mentore - In Up, il mentore viene presentato prima di tutto il resto. E' Ellie, la moglie di Carl. Il suo lascito, l'ultimo segreto che dovrà essere dischiuso, è il suo album delle avventure. Ellie, nel corso della storia, "vivrà" nell'immagine del suo ritratto, appeso nella casa e la casa stessa diventerà il suo simulacro nella storia.
  2. Richiamo all'Avventura - Il primo Richiamo è il momento in cui, nella storia della vita assieme a Ellie, il carretto dei palloncini di Carl comincia a prendere il volo, come poi farà la casa.
  3. Rifiuto del Richiamo - Carl, agitato, afferra il carretto che sta volando via e lo trascina a terra: non è pronto per l'avventura.
  4. Mondo Ordinario - Il mondo Ordinario viene presentato dopo la morte di Ellie: tutto, attorno alla casetta dove Carl ha vissuto con la moglie, sta cambiando. C'è chi vuole espropriargli la casa e mandarlo in una casa di riposo. La minaccia è la morte.
  5. Alleati - Il primo alleato è Russel, il ragazzino in cerca dell'attenzione e dell'affetto paterno.
  6. Prima Soglia - La prima soglia è la tempesta. Con la casa già in volo, Carl e Russel incappano in una tempesta, che sconvolge il piano di Carl, terrorizzandolo e trascinandolo via assieme alla casa.
SECONDO ATTO
  1. Prove, Alleati, Nemici - la prima prova, quella che cementa l'alleanza fra Carl e Russel, avviene al loro arrivo a destinazione. Prima ancora di sapere di essere nel punto giusto, i due vengono sbalzati fuori dalla casa e verrebbero trascinati nel baratro se non si alleassero, riuscendo a frenare la folle corsa verso la morte. Arrivano altri alleati: Kevin, il favoloso uccello (che rappresenterà anche l'oggetto del desiderio del Nemico) e Doug, il cane parlante e tontolone. Anche loro hanno i propri obbiettivi: Kevin è una madre che deve portare il cibo ai suoi piccoli, mentre Doug è un fallito in cerca dell'approvazione di un padrone e dei suoi pari. E' un fuoricasta. I nemici sono gli altri cani, che danno la caccia a Kevin. Loro appartengono a Charles Muntz, eroe d'infanzia di Carl ed Ellie, il quale, screditato, è caduto preda dell'ossessione di ritrovare Kevin per riabilitarsi agli occhi della comunità che lo ha deriso. Lui rappresenta i sogni di Carl ed Ellie, ma pervertiti e corrotti dal trascorrere impietoso del tempo. L'infanzia è passata e i suoi eroi sono morti con essa.
  2. Avvicinamento alla Caverna più Recondita - Letteralmente: Charles Muntz ospita, prima che la sua follia sia rivelata, Carl e Russel nella caverna in cui è ancorato il suo enorme dirigibile-simulacro. Questo è il centro stesso del suo potere e i nostri eroi sono attorniati dai cani arcifedeli all'esploratore pazzo.
  3. Prova Centrale - Rivelata la follia di Muntz, Carl e Russel devono scappare per salvarsi la vita e ci riescono solo grazie all'aiuto dei loro alleati: Doug e Kevin. La casa viene danneggiata e rischia di essere bruciata dal folle Muntz, che prende prigioniera Kevin e fa rotta per la civiltà. Carl, sconvolto, riesce a salvare la casa, ultima memoria di sua moglie, ma ormai troppi palloncini sono scoppiati e la casa atterra, pesante: è arrivata nel punto in cui voleva depositarla Carl, ma non si muoverà più. Russel, deluso da Carl, che ha sacrificato Kevin per salvare la casa, getta a terra le sue mostrine di Giovane Esploratore, decretando la fine delle sue vecchie ambizioni. Questo è il momento della morte. La casa non volerà più e Russel non cerca più l'affetto paterno: è cresciuto, la sua infanzia è finita.
  4. Ricompensa - Affranto, Carl riordina casa sua e legge il libro delle avventure di Ellie. Ed ecco l'ultimo segreto: c'è una parte di libro che Carl non ha mai letto, perché l'ha sempre creduta vuota. Non ha mai nemmeno controllato se fosse davvero così. E ora, ecco che arriva l'ultimo insegnamento di Ellie: la parte è stata riempita non con le foto delle avventure che sognava da bambina, ma con quelle della vita felice vissuta con Carl. Lei è stata capace di abbandonare gli infantili sogni d'avventura, mentre Carl, che si è avvinghiato a essi, li ha visti traformati nell'orrido, folle Muntz.
  5. La Via del Ritorno - Russel decide di andare a salvare Kevin e si mette sulle tracce di Muntz, abbandonando Carl alla sua casa che non può più volare.
Il folle esploratore, Charles Muntz.

TERZO ATTO
  1. Resurrezione - E' il tempo della seconda morte e resurrezione: Carl scopre che, alleggerendo la casa, può farla tornare a volare. E si libera di tutto l'arredamente, tutti i ricordi che l'avevano tenuto ancorato alla vecchia vita. Questa è la purificazione finale: la casa decolla di nuovo ed è di nuovo "viva", in aria, così da permettere a Carl di salvare Kevin e Russel. Muntz viene ucciso dalla sua stessa folle avidità.
  2. Ritorno con l'Elisir - Carl e Russel consegnano Kevin ai suoi cuccioli e tornano alla civiltà con il dirigibile di Muntz (esaudendo così il desiderio d'infanzia di Carl, che giocava a essere Muntz sul suo dirigibile). Russel viene premiato per le sue azioni come Giovane Esploratore, ma il padre ancora una volta lo delude. La cosa però non ha importanza, perché è Carl a rivestire quel ruolo. Grazie al loro rapporto, la famiglia è salva.

mercoledì 21 marzo 2012

"Coraggio, fatti ammazzare!"

Sì, questa è probabilmente una delle frasi più famose del cinema, così conosciuta da venir ripresa e citata ancora oggi, a quasi 30 anni di distanza. Clint Eastwood, che con la sua grinta da duro punta, senza batter ciglio, una 44 Magnum alla testa del rapinatore e lo sfida a farsi ammazzare è un'immagine che definirei potentemente iconica.
Un momento immortalato, sì, dall'attore e dalla sua granitica espressività, ma soprattutto da una frase eccezionalmente d'effetto.

Che ci crediate o no, la frase in italiano è decisamente diversa dall'originale.
La prova? Guardate qui:



Ecco, questo è quello che considero un eccellente lavoro di adattamento.
La frase originale "Go ahead, make my day", è praticamente impossibile da tradurre senza perderne lo "spirito". Una traduzione letterale non sarebbe abbastanza "badass" da rendere pienamente l'effetto.
E qui interviene la capacità del buon traduttore di inventare qualcosa che non si allontani troppo dal senso generico originale e che comunque sia memorabile e renda la stessa idea.

martedì 20 marzo 2012

Editoria facile - Take 2: editor o non editor?

Prendendo spunto dal mio ultimo post, vorrei elencare alcune motivazioni per cui un autore potrebbe voler ricorrere a un editor, prima di proporre i suoi lavori, così come vorrei alcuni motivi per cui potrebbe non voler usufruire di tale servigio.
Cercherò di essere breve, ma voglio prima fare una precisazione: in nessun modo desidero proporvi il mio pensiero come una Verità calata dall'alto dei cieli. Quanto vi dico è un'opinione mia persone e probabilmente professionisti più esperti di me avrebbero tonnellate di cose da correggere o aggiungere.

  • Editor sì: sono inesperto, conosco la teoria, ma mi serve l'opinione di un professionista per correggermi e migliorarmi. Si può fare. Spesso i corsi di scrittura creativa sono difficili da reperire e le dritte di un professionista sono inestimabili. Postilla: è una soluzione di riserva, se conoscete qualche autore esperto, in questa fase è anche meglio.
  • Editor sì: ho terminato di scrivere la mia opera, sono ricco sfondato e decido di autopubblicarla, ma ho bisogno della supervisione di un esperto. Sì. I soldi son tuoi, li puoi buttare come ti pare.
  • Editor sì: la mia opera è completa, è stata approvata da un editore ed è diretta verso la pubblicazione. Sì. In questo caso il ricorso all'editor professionista non solo è giustificato, ma è anche normale prassi, nonché un aiuto inestimabile. In questo caso, però, non sarete voi a doverlo assoldare, ma l'editore.
  • Editor no: non sono sicuro del mio lavoro, per cui voglio farlo rivedere da un esperto prima di proporlo all'editore. No. L'editor non serve a sopperire alle vostre mancanze. Se fate questo ragionamento, allora già avete svolto il lavoro dell'editor: avete esaminato la vostra opera e l'avete giudicata manchevole. Mettetevi sotto a correggere.
  • Editor no: voglio essere sicuro che la mia opera verrà pubblicata, quindi la farò correggere da un professionista. No. Sottoporre il proprio lavoro a un editor non garantisce la pubblicazione: l'editore potrà sempre rifiutare, semplicemente perché non crede nella bontà dell'opera in sé e nella sua commerciabilità.
  • Editor no: voglio che qualcuno corregga la mia opera al posto mio. Assolutamente no. Non è questo il ruolo dell'editor e non è un editor serio quello che agisce così. L'opera è vostra. Nel momento stesso in cui la fate correggere da qualcun altro, cessa di essere tale.
Questi sono i casi in cui ricorrerei all'editor (o no) prima della sottomissione allo scrutinio di un editore che possa pubblicarla. In ogni altro caso, il ricorso all'editor si fa dopo l'approvazione dell'editore, per un semplice motivo: in tal modo si è sicuri di star pagando un professionista in vista di un traguardo ben preciso.

Per intenderci, il sito di un editor professionista dovrebbe essere così. Non conosco la tipa, non ho letto i lavori che ha editato e magari è una caprona, magari la più brillante editor dell'orbeterraque. Non lo so. Ma, con un sito del genere ho le basi per ricavare le informazioni che mi servono e verificare se il tipo di competenza da lei offerto sia quello che cerco. Soprattutto, spiega perfettamente che servizi offra, senza andare a parlare di cose che non c'entrano nulla.
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