martedì 13 marzo 2012

Editoria facile: come guadagnare sugli autori senza garantire pubblicazione.

Bene o male, lavoro nel campo editoriale da quattro anni. Non è molto, io personalmente non considero questo periodo un traguardo, ma un premio. Un premio per anni spesi a esercitarmi, a studiare, a confrontarmi con altri, a sottoporre i miei lavori a giudizio, per vederli giustamente demoliti e quindi potermici rimettere a lavorare, migliorando e correggendo.
Non è un periodo lungo, come dicevo, ma qualcosa l'ho imparata. Prima di tutto, questo è un lavoro che richiede dedizione e sacrifici, anche quando magari il tempo da dedicargli è poco. Anzi, soprattutto quando è poco, devi mostrargli sempre devozione: se lo tradisci, non perdona.
E, soprattutto, è un lavoro. Tutti i giorni ci si deve mettere in testa che sedersi davanti alla tastiera non è un passatempo, ma il mezzo che hai scelto per sbarcare il lunario e, per le palle di Crom, devi svolgerlo.

Crom non ci mostra le sue pudenda, ma consente benevolmente di giurare su di esse.

Questo riguarda ovviamente l'impegno e la dedizione, ma c'è anche un altro aspetto: il guadagno. Con questo mestiere ti devi guadagnare da vivere. Tu fornisci un servizio e questo servizio deve essere pagato.
Non deve mai essere il contrario: non dobbiamo essere noi a pagare per la pubblicazione. Non dobbiamo essere noi a pagare qualcun altro per rivedere il nostro lavoro affinché venga corretto: dobbiamo essere noi a farlo, noi e nessun altro, una volta intrapresa la professione.
Non dobbiamo mai affidarci alla professionalità di terzi (vera o supposta che sia) perché il nostro dannato lavoro venga rivisto e corretto. E' nostro, con annessi onori e oneri.

Perché faccio questo discorso?

Perché sono incappato in questo sito. Di che si tratta? Nulla di che: è un servizio di editing a pagamento e consulenza per autori ed editori.
Pubblicano? No.
Hanno contatti privilegiati con editori che potrebbero esaminare i vostri lavori? No.
Che fanno? Leggono i vostri lavori e li commentano, facendosi pagare, senza alcuna garanzia di essere pubblicati.
Ok, io ti pago. E beh? Che cosa ottengo? Mi consegni una valutazione del mio lavoro da 3 a 5 pagine. Va bene, fino a un certo punto, perché qui in Italia i corsi di formazione per un autore sono pochi e non sempre di facile accesso. Farsi commentare il proprio lavoro da un professionista esperto può essere una valida alternativa al corso.
Le parole chiave sono, per l'appunto, professionista ed esperto. Ma qui ci scappa l'inghippo: andiamo a vedere le referenze della persona che si fa pagare per valutare il nostro lavoro.

Facciamo, per comodità, qualche copincolla direttamente dalla pagina linkata. Il nostro sedicente editor parla di sé:

"Sono appassionato di storia, sia sociale che militare, in particolare del Cinquecento-Seicento e del Lungo XIX Secolo, più la Grande Guerra. L’Ottocento è il secolo su cui sono più ferrato, sia a livello di equipaggiamenti militari che di costume e abitudini. Dalle buone maniere dell’Alta Società, con i riti della Stagione Mondana, alla vita dei soldati nelle continue campagne militari dell’Impero Britannico. Dispongo anche di cataloghi d’epoca di Grandi Magazzini americani e francesi, nel caso un Romanzo Storico richieda qualche idea sul costo dei beni, dalle zuppe in scatola alle armi da fuoco, passando per le cucine alla moda nel 1897 piuttosto che nel 1905 e l’abbigliamento."

"Sono appassionato di armi, in particolare da fuoco, e ho letto manuali a sufficienza per darvi indicazioni sul realismo dei combattimenti con armi bianche, utile per romanzi Fantasy e Storici."

E la mia preferita:

"Ho competenze di metallurgia e balistica sufficienti per stimare cosa è realistico e cosa no nell’ambito della penetrazione di tavole in legno, sacchi di sabbia, corazzature omogenee ecc… calcolando anche la penetrazione in pelle, tessuti molli e ossa con formule come quelle usate dai periti balistici dei tribunali."

Alt, ferma i buoi. Fin qui si parla di una conoscenza di tipo manualistico, facilmente ottenibile da chiunque. Leggere una quantità di manuali non rende improvvisamente professionisti, né esperti (le nostre parole chiave, ricordate?). Che cosa ha scritto questa persona? Che pubblicazioni vanta al suo attivo? Sui testi di quale autore pubblicato ha lavorato? In breve: quali sono le garanzie che questo sconosciuto mi offre sulla bontà e sulla validità del suo lavoro? Dove sono le prove tangibili della sua professionalità ed esperienza?
Le uniche due referenze vagamente professionali sono:

"Nel 2008 ho curato la componente di balistica terminale per il documentario di History Channel Italia dedicato alla Battaglia di Pavia del 1525: scelta dell’archibugio e della piastra di acciaio in commercio più idonea a simulare per qualità e spessore gli acciai delle corazze dei cavalieri francesi in quegli anni. Il test andò alla perfezione, come previsto: un bel foro tondo a distanza ravvicinata perfino con una carica di polvere nera modesta."

E:

"Dal 2011 sono ospite fisso del programma Carta Vetrata, di Alberto Gaffi, su Radio Città Futura, per parlare di Steampunk, Fantascienza, eBook e aspetti tecnici della Narrativa."

Accidenti, ha fatto un esperimento balistico (!!!) e parla di libri su Radio Città Futura. Perdicibaccolina, penso che di fronte a un curriculum di tale portata, ci si debba inchinare rispettosamente.

Cletus si offre di editare la vostra opera per due barattoli di fagioli.
Referenze: sa mettersi le dita nel naso senza farlo sanguinare.

Riassumiamo brevemente: questo tipo ha letto un paio di manuali (di più? Tre? Quattro? Ventisette?), sa informarvi sugli usi e costumi del '700 (ma sull'800 è ancora più ferrato) e, per finire, sa dirvi di quanti centimetri affonda un'ascia nel legno. Ah e una volta ha fatto un buco perfetto in una lastra d'acciaio con uno schioppo d'epoca.
Sono referenze importanti.
Ma che competenze ha per potervi venire a parlare di narrativa? Nessuna.
Chiunque è capace di leggere manuali di scrittura, volumi storici e informativi per reperire le informazioni di cui ha bisogno per scrivere il suo libro. Nessuno ha bisogno che sia qualcun altro a fare questo lavoro per lui. Questo non è editing. Questa è opera di documentazione manualistica, il tipo di documentazione che, nella professione di un autore, è data per scontata. Non si tratta di conoscenze estranee al normale campo di competenza acquisibile da un qualunque autore, anche se è un esordiente.
Facciamo una precisazione: se un autore avesse bisogno di informarsi su determinati argomenti, allora potrebbe voler ricorrere a un esperto, ma non ha nulla a che vedere con l'editing. Si tratta di due sfere assolutamente separate.

Già solo il fatto che la persona che si propone di far editing sui miei lavori (miei in senso generico), chiedendomi un compenso, mi propini un volume di referenze non attinenti al lavoro di editor, non è un buon segnale. Come dire: salve, sono l'idraulico, di tubature non ne so nulla, ma conosco perfettamente tutti i film di Scorsese, vuole che glie li racconti?
No, cazzo, ho il cesso allagato, voglio che mi ripari il water intasato.

Chiariamo: che cos'è il lavoro dell'editor? Innanzi tutto, si tratta di una parte del procedimento editoriale interno alla pubblicazione, non esterno. L'editor valuta l'opera una volta che l'editore ha deciso di pubblicarla: il romanzo (o qualunque altra cosa sia) deve aver già catturato l'attenzione dell'editore, per poter essere passato all'editing. L'editor è alle dipendenze dell'editore, non dell'autore: non è quest'ultimo a dovergli fornire il compenso, bensì il primo.
L'editing, in sostanza, è una revisione d'opera, in cui vengono affinati i punti meno eleganti, in cui si correggono le sviste, si migliora l'opera nel suo insieme. Non ha nulla a che vedere con nessuna valutazione, né con l'approvazione dell'editore (che di fatto deve esserci già stata).
La narrativa, in qualunque sua forma, ha delle regole (più o meno flessibili) e ha una sua struttura: l'editor si assicura che regole e struttura fuinzionino adeguatamente, prima di mandare l'opera in stampa. Se necessario, segnala le parti da correggere, o le corregge lui stesso.

Notare bene che un'opera su cui è già stato fatto editing non ha maggior possibilità di essere pubblicata: questa è una chimera agitata davanti agli occhi speranzosi degli ingenui. Se vi presentate a un editore con un'opera che abbia subito questo processo, vi presenterete con qualcosa che non è vostro, tutto lì.

Morale della favola, se siete autori esordienti, non fatevi incantare da proposte del genere, ma guardate prima le referenze di chi vi parla. Una persona che abbia una conoscenza puramente manualistica, per quanti tomi abbia letto, non ha la competenza, né la sensibilità di un professionista. Non ha assimilato nessuno dei processi di cui vi verrà a parlare, non ha "toccato con mano" quello che è il mestiere dell'autore e non vi potrà aiutare a crescere, né a essere pubblicati.
Già di per sé il fatto di pagare per agevolare una pubblicazione non è accettabile. Pagare per non avere nessuna garanzia a riguardo è semplicemente ridicolo.
Alla stessa maniera, è assurdo fornire un compenso a chi non ha le credenziali per svolgere il lavoro proposto.

Quando vi affidate a qualcuno che può aiutarvi a crescere come autori assicuratevi che abbia le referenze, che sia pubblicato, che abbia anni di esperienza alla spalle. Fate una ricerca sul suo nome (Google è vostro amico) e date una scorsa alle sue pubblicazioni: che cosa ha pubblicato, quando ha iniziato... Informatevi sempre sulla persona a cui volete affidarvi. Se si tratta di una persona con esperienza, molte pubblicazioni alle spalle, si tratta di una persona che può darvi consigli concreti e insegnarvi cose valide, semplicemente perché certe cose le avrà fatte e vissute sulla sua pelle.
Tutti gli altri sono millantatori (consci o meno di esserlo), animati dalla convinzione che fare un buco perfetto nel bersaglio in un esperimento di balistica abiliti alla professione di editor. Questi non sono professionisti, bensì dilettanti. E va bene che l'Italia è la patria del dilettantismo allo sbarglio, ma è ora di finiamola.

I dilettanti divertenti erano quelli presentati da loro.
E nemmeno tutti.

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